(di Renzo Fazio, da “Germignaga, ricordi dal passato.”) Sono ormai trascorsi cento anni dalla sera del 31 luglio 1925, una delle date più drammatiche della storia di Germignaga, comunque da non dimenticare, soprattutto per scongiurare l’eventuale ripetersi di episodi così tristi.
Da ormai qualche anno il clima politico italiano era cambiato, il partito fascista salito al potere nel 1922 aveva iniziato a reprimere con sempre maggiore fermezza qualsiasi forma di opposizione, principalmente riconducibile a militanti del partito socialista e a quelli del neonato partito comunista. Le cose degenerarono ulteriormente dopo 10 giugno 1924 con il rapimento e l’assassinio a Roma del deputato Giacomo Matteotti.
Da quel momento anche nelle zone del luinese le problematiche si inasprirono rapidamente: un primo drammatico episodio avvenne pochi mesi dopo, il 24 settembre 1924, quando durante una festa danzante organizzata presso il circolo dei ferrovieri di Luino, perse la vita il ferroviere fascista Giuseppe Bagnati, di anni 26, colpito da un colpo d’arma da fuoco a seguito di una rissa iniziata all’interno.
Come immediata ritorsione una squadriglia fascista andò nella notte ad appiccare il fuoco a un’edicola presente in piazza Risorgimento, colpevole di vendere giornali dell’opposizione. Cercò inoltre di danneggiare una libreria locale e di assalire il Circolo di Creva.
Il sangue però doveva scorrere ancora meno di un anno dopo, questa volta a Germignaga. Le controverse cronache dell’epoca ci raccontano che nonostante fosse estate, la sera di quel 31 luglio 1925 era serena, fresca e bella: come spesso accadeva a quei tempi, nel grande salone del Ristorante Carpanetti di Germignaga si ritrovava la gioventù locale per trascorrere qualche ora di spensieratezza fra una danza e un’altra.
Intorno alle ore 20 della sera entrarono nel salone tre ragazzi con un vistoso fazzoletto rosso infilato nel taschino della giacca, cosa che venne subito notata e ritenuta oltraggiosa dalla maggior parte dei presenti, appartenenti al fascio locale. Iniziò subito una animata discussione ma l’intervento di alcune persone riuscì a calmare gli animi e apparentemente chiudere l’increscioso episodio. Effettivamente sembrava tutto rientrato nella normalità quando intorno alle 22:00 il salone cominciò a svuotarsi, ma in realtà il peggio doveva ancora accadere.
Fra i presenti nel salone c’erano diversi ragazzi provenienti dai paesi vicini fra cui da Luino i fratelli Daniele e Tiziano Gerlin, rispettivamente di 19 e 17 anni e Rino Contini di 16 anni. Anche loro a quell’ora decisero di fare ritorno a casa e si incamminarono lungo la strada che portava al ponte vecchio. Giunti nei pressi del setificio Stehli, vennero fatti bersaglio da cinque colpi di rivoltella sparati in rapida successione dietro a un muretto di un giardino. Quattro andarono a vuoto ma un quinto colpì il giovane Tiziano Gerlin ad una tempia, facendolo immediatamente stramazzare al suolo. Subito dopo gli aggressori si dileguarono rapidamente.
I colpi di pistola svegliarono il portinaio del setificio che lanciò l’allarme: dopo pochi minuti giunse sul posto il Parroco, Don Ambrogio Grassi e il medico locale, dott. Messina, che cercò di prestare le prime cure usufruendo dell’infermeria dello stabilimento. Le condizioni del giovane erano però disperate e nonostante il tentativo di portarlo nel vicino ospedale, spirò durante il trasporto.
I giorni immediatamente successivi videro fortemente impegnate le autorità militari a perquisire e requisire i locali circoli dei dintorni, operando ventuno arresti. A confessare il delitto furono però due germignaghesi, rispettivamente di 18 e 20 anni, giustificando l’aggressione come ritorsione per un avvenuto pestaggio nella stessa sera di un loro compagno di 16 anni, a sua volta arrestato. Confessarono pure di avere ucciso per errore Tiziano Gerlin, avendolo scambiato con l’autore di quel pestaggio. Circostanza in ogni caso non giustificabile per un gesto così efferato.
Secondo le indagini condotte nei mesi successivi, furono altri due germignaghesi di 20 e 23 anni d’età ad organizzare l’agguato e a fornire le armi: anche quest’ultimi vennero rinviati a giudizio dalla Corte di Assise di Busto Arsizio ma in stato di latitanza essendosi dileguati dopo la sera del 31 luglio. Nel processo concluso a novembre dell’anno successivo i due reo confessi vennero condannati a 13 anni 8 mesi e 10 giorni di reclusione più 3 anni di vigilanza speciale e interdizione perpetua dai pubblici uffici, nonché al pagamento dei danni per le parti lese.
Il giovane Tiziano Gerlin divenne suo malgrado un martire periodicamente ricordato in partecipate manifestazioni fasciste organizzate ad ogni anniversario. A Germignaga gli venne dedicata una via, intestando al suo nome l’originaria via Dante Alighieri, intestazione cambiata solo dopo la fine della seconda guerra mondiale con l’attuale: via Giacomo Matteotti.
Di certo, fu spezzata la vita di un giovane per delle motivazioni di carattere politico, un’assurdità, figlia di estremismi sempre e comunque deprecabili, da qualsiasi schieramento di appartenenza o ispirazione originati.
Nel collage fotografico allegato: un’immagine del giovane Tiziano Gerlin, una foto scattata il giorno dei suoi funerali, la lapide collocata nel cimitero di Luino e una pubblicità d’epoca del Ristorante Carpanetti di Germignaga.
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