Lago Maggiore | 15 Giugno 2025

Viaggio ai Castelli di Cannero: la corte, le torri e le armi

Curiosità e elementi d'interesse del sito sul lago che aprirà al pubblico il 28 giugno. La storia: dai banditi Mazzardi alla Rocca Vitalliana, dall'abbandono alla rinascita

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Presidio per difendere il lago Maggiore, quartier generale di temibili briganti, luogo abbandonato. Vite, funzioni e metamorfosi dei Castelli di Cannero, fortificazioni erette in epoca medievale su tre isolotti a una manciata di chilometri dal centro abitato di Cannero, ma nei confini comunali di Cannobio, rinascono con l’apertura al pubblico dei resti del forte, in programma il 28 giugno e voluta dalla famiglia Borromeo, proprietaria del sito, trasformato in una destinazione turistica.

Il percorso del visitatore sull’isolotto centrale, quello su cui sorgono i resti del forte, è orientato da una serie di pannelli che introducono i punti di interesse. Si comincia dalla corte, luogo d’ingresso dopo l’approdo sulla piattaforma installata appositamente per il collegamento in battello con il sito.

La corte è un passaggio all’aperto che veniva impiegato per controllare l’ingresso ai Castelli. La funzione era soprattutto difensiva, come testimoniato dalla presenza di aperture che venivano utilizzate per colpire con pietre e olio bollente i nemici. Uno scopo difensivo era attribuito anche alla torre del belvedere, massiccia e distribuita su tre piani. Una curiosità: da questa torre, in direzione Maccagno – Luino, si nota uno scoglio detto Melgonaro che veniva sfruttato  come postazione di avvistamento. Il mastio aveva a sua volta tre piani ed era la torre più alta del forte. Luogo di appoggio per il castellano nei momenti di allarme o pericolo, oggi è in larga parte crollato, ma la scala che collegava il piano di mezzo con quello superiore è stata parzialmente conservata. L’attuale terrazza ospitava le batterie di fuoco.

Con le passerelle che sono state posizionate nel forte durante i lavori di recupero e ristrutturazione edilizia, è possibile raggiungere la sala delle armi. In questa sala sono esposti petti di armatura, elmi, picche e alabarde della fine del XVI secolo. Si tratta di equipaggiamenti di origine milanese o bresciana: «Esemplari che arrivano dal Palazzo dell’Isola Madre e sono coerenti con la dotazione di un piccolo esercito privato dell’epoca – si legge su uno dei pannelli informativi messi a disposizione dei visitatori – La mancanza di simili armature negli inventari dei Castelli di Cannero, tra XVI e XVII secolo, fa immaginare che i soldati acquistassero personalmente le corazze». La picca di manifattura lombarda è costituita da un’asta di legno, lunga dai 3 agli 8 metri, e da una punta di ferro aguzza collegata al fusto da piastre di ferro. Poteva pesare fino a 10 chilogrammi, per questo motivo veniva usata a due mani. L’alabarda invece è un’arma da punta e da taglio composta da un ferro fermato all’asta e tagliente da entrambe le parti.

La cappella del castello, denominata cappella vitaliana, è tra le aree che con il passare del tempo hanno cambiato funzione: il ritrovamento di una caldaia in muratura, sommato agli studi effettuati, documenta la trasformazione in locale per la cottura delle reti da pesca. Nella stanza, inoltre, sono ancora visibili tracce di affreschi cinquecenteschi, decorazioni a cerchi e rombi di tonalità rossa, finti marmi alle pareti.

La corte malpaga, infine, è tra i punti più densi di storia. In origine coperta, conduce a un forno per la cottura dei laterizi e all’antico canale di scolo fognario che si scaricava a lago. Il termine “malpaga” è legato alle vicende dei cinque fratelli Mazzardi che occuparono i Castelli tra il 1403 e il 1440. I Mazzardi erano conosciuti come “fratelli della Malpaga” per le loro violente scorribande che potevano degenerare in omicidi e rapimenti.

Dopo aver conquistato Cannobio e le relative vie commerciali, i fratelli occuparono gli isolotti rocciosi da cui partivano per terrorizzare la popolazione locale con le loro incursioni. Fu proprio per l’esasperazione del popolo e per la minaccia costante portata dai Mazzardi che il duca di Milano inviò sul lago un esercito per neutralizzarli. Durante l’assedio (i più rilevanti conflitti avvenuti sul lago nei secoli sono ricostruiti in modo digitale e interattivo nel nuovo museo dell’isolotto centrale) i Castelli furono distrutti. Dalle loro ceneri nacque la rocca vitaliana, intitolata alla famiglia padovana dei Vitaliani, da cui discende la casata dei Borromeo. A questi ultimi nel 1441 andò il feudo di Cannobio, su concessione dei Visconti.

La costruzione della rocca, voluta da Ludovico Borromeo, iniziò nel 1519. La rocca doveva avere lo scopo di difendere le terre e controllare le vie commerciali sul lago. Dopo nuovi assedi tra il 1523 e il 1524, quando i Borromeo erano in conflitto con il duca di Milano Francesco Sforza II, iniziò l’abbandono complessivo dei Castelli, proseguito nei secoli fino ai giorni nostri. Una condizione interrotta con l’importante progetto della famiglia Borromeo, che dopo circa sei anni di lavori ha finalmente visto la luce.

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