(a cura di Matteo Toson – Esperto di Mobilità, MAAS Research) EUCAD 2025 a Ispra: la guida autonoma è pronta a cambiare le nostre strade, ma lo siamo anche noi? Dal 13 al 15 maggio ho avuto il privilegio di partecipare a EUCAD 2025, la conferenza europea dedicata alla mobilità connessa e automatizzata, ospitata al Joint Research Centre della Commissione Europea di Ispra, dove da anni si lavora sul futuro della mobilità con competenza e visione.
È stato un evento straordinario, non solo per il livello dei relatori e dei progetti presentati, ma soprattutto per l’energia che si respirava: un mix tra innovazione concreta e riflessione profonda sul ruolo dell’uomo nel nuovo ecosistema della mobilità.
Un laboratorio vivo di idee e prototipi. Durante le plenarie e i tavoli di lavoro, si è discusso di veicoli autonomi, sistemi cooperativi, infrastrutture intelligenti, ma anche di policy, responsabilità giuridiche, etica e inclusione. Non è stato un semplice elenco di tecnologie, ma un confronto multidisciplinare tra industrie, istituzioni, centri di ricerca e operatori del trasporto.
Ho trovato particolarmente stimolante vedere come il JRC non sia solo un centro di ricerca, ma un vero laboratorio di sperimentazione, dove la mobilità viene studiata non in astratto, ma in relazione con il comportamento umano, l’ambiente urbano e la sostenibilità sociale.
Siamo pronti a non essere protagonisti al volante? Una domanda mi ha accompagnato per tutta la durata dell’evento, anzi direi che è stata sollevata da più interventi, anche molto provocatori: siamo davvero pronti a non guidare più?
Abbiamo costruito per decenni un’identità fondata sul controllo del mezzo, sulla velocità, sulla libertà. Ora ci viene chiesto di affidarci a un algoritmo, di lasciare andare il volante in nome della sicurezza e dell’efficienza. Ma la sicurezza non è solo un fatto tecnico: è anche percezione, fiducia, cultura.
E allora il punto non è se i veicoli autonomi siano tecnicamente pronti – lo sono, o quasi. Il punto vero è se noi siamo culturalmente pronti a fidarci, se siamo disposti a rivedere il nostro ruolo nel sistema della mobilità.
Formare, includere, trasformare. Un altro tema forte emerso è stato quello dell’inclusione. L’automazione rischia di lasciare indietro molti, a partire da chi lavora oggi nei trasporti. Per questo si stanno attivando programmi di reskilling, con l’obiettivo di trasformare le competenze esistenti in nuove opportunità, non solo per i giovani, ma anche per chi opera già nel settore.
Il futuro non aspetta. Una cosa è certa: il futuro della mobilità non è più una suggestione, ma un processo in atto, che sta accelerando. E mentre i progetti pilota si moltiplicano in tutta Europa, quello che serve oggi è una governance consapevole, capace di tenere insieme innovazione tecnologica, diritti dei cittadini, e valori democratici.
Uscendo da EUCAD 2025 non avevo risposte definitive, ma una certezza sì: la mobilità del futuro sarà il frutto di un dialogo tra tecnologia e umanità. Ed è in questo dialogo che dobbiamo trovare la nostra nuova posizione, anche se – paradossalmente – non sarà più al volante.
© Riproduzione riservata






Vuoi lasciare un commento? | 0