Germignaga | 13 Aprile 2025

Germignaga, ricordi dal passato: i dazi di “quarta classe”

Le misure volute da Trump riportano alla mente quelle introdotte a livello nazionale nel 1864. Gli importi erano divisi per cinque classi di Comuni. Frequenti i tentativi di evasione

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(Renzo Fazio, dalla pagina Facebook “Germignaga, ricordi dal passato“) Ormai da qualche giorno le borse di tutto il mondo continuano ad alternare vertiginosi ribassi e impennate al rialzo, a seguito degli annunci provenienti da oltreoceano e riguardanti l’applicazione o meno di dazi sulle merci in circolazione.

Di sicuro questa battaglia commerciale andrà avanti ancora per diverso tempo e probabilmente non sarà indolore. D’altronde i dazi non sono mai piaciuti, nemmeno quando vennero introdotti su tutto il territorio nazionale nel lontano 1864 e conseguentemente in tutti i comuni d’Italia.

Il sistema era denominato “dazio al consumo” e prevedeva inizialmente una tassazione obbligatoria per diverse tipologie di prodotti, prevalentemente di largo consumo come il vino e gli alcolici, per diversi tipi di carne e molti altri prodotti alimentari, ma anche per legnami, metalli, pietre e mattoni da costruzione, saponi e altro ancora. Alcuni di questi dazi erano applicati unicamente per i così detti “comuni chiusi”, ovvero con una popolazione non superiore a 8.001 abitanti.

Un lungo elenco era allegato alla legge entrata in vigore a livello nazionale e leggendo le varie voci soggette a tassazione si trovano prodotti decisamente desueti come gli “spermaceti” e la “stearina”, entrambi utilizzati per la produzione delle candele, le “bigonce”, un tipo di secchio di legno realizzato in doghe e cerchiato che veniva utilizzato per la vendemmia, oppure la “posca”, una bevanda a base di acqua e aceto, un tempo in uso nell’antica Roma, a volte con l’aggiunta di spezie o miele.

Gli importi minimi e massimi erano stabiliti per cinque classi di Comuni, Germignaga rientrava nella fascia della IV classe. Agli importi previsti a livello governativo era poi consentita alle singole Amministrazioni l’applicazione di un’ulteriore percentuale di tassazione, il cui introito sarebbe poi rimasto a disposizione del comune stesso.

Naturalmente anche a quei tempi si verificarono frequentemente tentativi di evasione o di aggirare con sotterfugi la pesante imposizione fiscale, episodi che inevitabilmente si trascinarono poi nei tribunali. Ad esempio, nel 1887 un salsamentario germignaghese (ovvero un salumiere) cercò di aggirare l’imposizione macellando gli animali in un altro comune per poi portare la carne occorrente per la preparazione dei suoi insaccati a Germignaga.

La questione si concluse presso la Corte di Cassazione di Roma che alla fine condannò il salsamentario al pagamento di un’ammenda, oltre al versamento dei dazi evasi. Un’altra annosa questione riguardò un prestinaio e un vinaio locale, vicenda anche per loro finita presso la Corte di Cassazione di Roma nel 1890. Casi che si verificarono in qualsiasi altro comune italiano per via delle differenti percentuali di addizionale aggiuntiva stabiliti da ognuno. Spesso però questa parte di tributo poteva venire contrattata e se le richieste dell’esercente o del produttore non erano particolarmente penalizzanti, un accomodamento veniva trovato.

Il dazio al consumo venne applicato per diversi decenni poi fu variato il nome della tassazione applicata, ma in sostanza… per il popolo non cambiò un granché.

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