Il Teatro Sociale di Luino ha vissuto una serata speciale ieri con l’intitolazione ufficiale a “Dario Fo e Franca Rame”, diventando il primo teatro in Italia a portare il nome della celebre coppia di artisti. L’evento ha richiamato un pubblico numeroso, riempiendo quasi completamente la sala e creando un’atmosfera vibrante e ricca di emozione.
Sul palco, ad aprire la serata, Matteo Carassini, affiancato da Flavio Sala, alias Roberto Bussenghi dei “Frontaliers”, accompagnati da Marcos Carassini, che hanno proposto un’interpretazione dell’iconico brano “Ho visto un re”. «Sono veramente grato di poter presentare un’intitolazione così importante a due giganti del teatro. Dobbiamo sentirci orgogliosi di essere qui questa sera», ha detto Carassini.
Tra ricordi, risate e aneddoti, l’evento è proseguito con una serie di interventi e performance che hanno reso omaggio al teatro di Fo e Rame. Marina De Juli ha ricordato il valore della loro arte: «Li ho conosciuti tanto tempo fa. Attraverso la risata e la comicità riuscivano a smuovere le coscienze delle persone. La loro grandezza stava nel fatto che non c’era differenza tra artista e persona: erano umili, artigiani del teatro, creavano tutto partendo da zero».
E proprio Marina De Juli ha proposto estratti da alcune delle loro opere più celebri, tra cui “La parpaia topola”, magistralmente interpretata, seguita da un esilarante monologo sulla sessualità e sull’orgasmo femminile, temi da sempre affrontati con ironia e intelligenza dalla coppia.
Successivamente spazio ai saluti istituzionali, il sindaco dei ragazzi Ferdinando Lombardo e la vicesindaca Beatrice Mandelli hanno letto le biografie di Dario Fo e Franca Rame, prima di lasciare spazio al sindaco di Luino Enrico Bianchi, che ha ricordato il percorso che ha portato all’intitolazione del teatro.
«Grazie a tutti i presenti, per noi è una grande soddisfazione aver riempito questo Teatro, obiettivo che ci siamo posti per i prossimi anni. Centocinquant’anni fa la SOMS, la Società Operaia di Mutuo Soccorso, formata da persone semplici e che magari avevano un livello di istruzione bassa, che facevano vari mestieri molto semplici. Ebbene, loro pensarono che una città come Luino doveva dotarsi di un teatro e incaricarono Luigi Borri della sua costruzione. Quel pensiero è arrivato fino a noi, vorrei ringraziare il cavaliere Alberto Frigerio per aver permesso l’acquisizione del Teatro Sociale», ha continuato il primo cittadino.
Bianchi ha poi chiamato sul palco l’ex sindaco di Luino, Piero Tosi, che ha raccontato i retroscena dell’inaugurazione del Teatro Sociale di Luino dopo la ristrutturazione nel 1996: «In quell’occasione avevamo dato la cittadinanza onoraria a Dario Fo, ma il merito era stato di Enzo Iacchetti, che ci aveva dato questa idea straordinaria. Questo riconoscimento glielo consegnammo l’anno prima che vincesse il Premio Nobel, e ci tengo a dirlo perché è importante».
Il momento più sentito della serata è stato l’intervento di Mattea Fo, nipote di Dario Fo e Franca Rame, che ha espresso la gratitudine della famiglia per questa iniziativa: «Grazie per aver deciso di intitolare questo teatro ai miei nonni, Dario Fo e Franca Rame. Siete il primo Comune in Italia a farlo, e per noi ha un significato speciale. Anche Sangiano ha dedicato loro una piazza, dimostrando che sono due figure inscindibili. Questo è un passaggio fondamentale che portiamo avanti con la Fondazione. Spero che questo teatro sia un punto di partenza per far conoscere le loro opere e un luogo dove i giovani possano scoprire la loro arte».
L’assessore alla Cultura Serena Botta, infine, ha raccontato un ricordo personale legato a Dario Fo, rievocando il momento in cui apprese di aver vinto il Nobel: «Ero bambina e stavo guardando un programma con Ambra Angiolini quando comparse una macchina con un cartello attaccato al finestrino: “Hai vinto il Nobel”. Dario Fo festeggiò fermandosi in autogrill e, arrivato a Milano, scese dalla macchina gridando «Franca, Franca”, per condividere questo enorme traguardo con sua moglie e la sua compagna di lavoro».
A concludere la serata è stata Sofija Zobina, che ha portato in scena un monologo divertente e semi-autobiografico “Io Amo Italia”, dove un’attrice vorrebbe parlare con il pubblico ma viene costantemente interrotta da sua madre, una spogliarellista straniera.
© Riproduzione riservata






