Lombardia | 28 Marzo 2025

Sanità di confine, polemiche in Regione tra maggioranza e minoranza

Ieri mattina proteste degli infermieri sotto Palazzo Lombardia per nuovo contratto nazionale e per un'indennità di confine per i lavoratori delle zone di frontiera. Batti e ribatti tra Astuti e Monti

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«Hanno ragione gli infermieri che ieri mattina manifestavano sotto Palazzo Lombardia per un nuovo contratto nazionale e per ribadire la richiesta alla Regione di un’indennità di confine per i lavoratori delle zone di frontiera. Noi lo ribadiamo da tempo. Dopo essere stati incensati come eroi del Covid, oggi questi professionisti si ritrovano senza un contratto e soffrono la pessima organizzazione delle strutture sanitarie, in cui sono costretti a turni massacranti e sono spesso vittime di violenza, senza alcuna valorizzazione economica e di carriera».

Così il consigliere regionale del Pd Samuele Astuti che ieri pomeriggio, in commissione Sanità, ha presentato il progetto di legge di cui è primo firmatario e che prevede una speciale indennità per gli operatori sanitari che lavorano nelle aree marginali, montane e di confine della Lombardia.

«A un anno e mezzo dalla presentazione, finalmente la nostra proposta sarà esaminata e discussa – afferma Astuti –. Da tempo sollecitiamo la giunta regionale su questo tema, perché, se la sanità sta attraversando una crisi profonda, con difficoltà nell’erogazione dei servizi, nelle aree di confine e montane la carenza di personale è ancora più grave e la competizione con la Svizzera, dove gli stipendi sono molto più alti e sicuramente più adeguati, si fa sempre più pressante».

Astuti, durante la presentazione, ha poi comunicato qualche numero per dare un’idea di quanto sia sproporzionato il trattamento economico del personale sanitario che lavora in Svizzera, rispetto a quello che lavora in Italia: «A parità di condizioni, lo stipendio base di un infermiere che lavora in Svizzera è due volte e mezzo, se non tre, quello di uno stipendio italiano. Per i medici arriviamo anche al 60% in più. Secondo i dati del 2021, invece, sono circa 400 gli infermieri che dalle province di Varese e Como si sono spostati in Svizzera e che ogni anno dovrebbero essere diventati circa 600, una emorragia senza fine e che deve essere fermata».

«Il nostro progetto di legge – spiega il consigliere – prevede l’introduzione di un’indennità mensile temporanea per medici, tecnici e infermieri che lavorano in aree marginali e di confine, per almeno un triennio. Una misura concreta e immediata per attrarre e trattenere il personale sanitario in queste aree svantaggiate, cercando di affrontare almeno uno dei numerosi problemi che ne causano l’allontanamento e con un meccanismo di monitoraggio annuale per valutarne l’efficacia. Ci auguriamo di riuscire a lavorare insieme e con tempistiche rapide per fornire finalmente le prime risposte concrete a questi territori in forte difficoltà», spiega il consigliere.

A replicare ad Astuti è Emanuele Monti, consigliere regionale della Lega e Presidente della Commissione Welfare di Regione Lombardia. «Dopo un anno e mezzo di attesa, il PD esulta per la trattazione in Commissione Sanità al Pirellone della proposta sull’indennità al personale sanitario che lavora in aree di confine, ma i fondi proposti da Astuti sono del tutto inadeguati: con queste risorse si copre appena l’1% del personale sanitario necessario per le aree di confine con l’estero, mentre le aree infraregionali vengono completamente escluse».

«La sanità di confine è un problema reale, che va affrontato con risorse concrete e una programmazione efficace. Servono misure strutturali per rendere competitivo il nostro sistema sanitario e trattenere i professionisti, non interventi spot che non risolvono il problema e alimentano solo la frustrazione degli operatori in prima linea. Il centrodestra lo ha fatto già da molti anni introducendo un’indennità specifica per chi lavora in montagna e la Lega a Roma sta portando avanti un lungo negoziato con lo Stato centrale per avere in modo definitivo un’indennità di confine per il personale sanitario», afferma Monti.

Nel tardo pomeriggio di ieri, però, è arrivata un’ulteriore presa di posizione e controreplica di Astuti: «Il collega Monti si riferisce a una legge che ha già un po’ di anni e che, evidentemente, non ha sortito nessun effetto, come ha perfino sottolineato lo stesso assessore Bertolaso che oggi parla di stipendi da fame, riferendosi, in particolare, al personale infermieristico. Prima di fare certe dichiarazioni, forse farebbe bene a confrontarsi con lui».

«Inoltre è evidente che non ha seguito con attenzione la presentazione del progetto di legge, durante la quale ho specificato che al momento non è possibile considerare la norma finanziaria, in quanto è prima necessario ridefinire, tutti insieme, quali saranno le aree specifiche da prendere in considerazione. Spiace che non ci sia, da parte sua, la volontà di lavorare a un progetto comune – conclude il consigliere dem – volontà e interesse che abbiamo invece riscontrato negli altri colleghi con cui mi auguro di iniziare a lavorare al più presto».

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