Un sistema di trasporti che smette di essere un insieme di compartimenti stagni per diventare una rete fluida, moderna e, soprattutto, sicura. Con il via libera definitivo alla riforma del Trasporto Pubblico Locale (TPL), la Lombardia mette in campo un piano industriale da 200 milioni di euro per rivoluzionare il modo in cui cittadini, studenti e turisti si muovono sul territorio.
È quanto affermano in una nota i consiglieri regionali di Fratelli d’Italia Romana Dell’Erba e Luigi Zocchi: «La vera svolta di questa legge risiede nel cambio di paradigma della governance. L’uscita della Regione dalle singole Agenzie del TPL non è un passo indietro, ma una precisa scelta politica per riaffermare una regia regionale autorevole. Nelle agenzie la nostra partecipazione era ferma al 10%, un peso troppo esiguo per incidere davvero. Oggi la Regione torna a essere il centro della programmazione e del controllo: emetteremo direttive vincolanti per imporre ai gestori standard di qualità, puntualità e tecnologia uniformi in ogni provincia. Non ci saranno più cittadini di serie A e di serie B: l’efficienza deve essere garantita ovunque».
Il piano economico a sostegno della riforma è massiccio: 105,9 milioni di euro dedicati al restyling delle fermate e dei nodi di scambio, 19,55 milioni per la trasformazione digitale dei titoli di viaggio e 67,8 milioni per potenziare i collegamenti tra gomma e ferro: «Vogliamo che l’intermodalità sia una realtà tangibile – proseguono i consiglieri di FDI – Questi investimenti permetteranno a chiunque di pianificare i propri spostamenti con facilità, integrando bus, treni e navigazione in un unico ecosistema efficiente».
Centrale, nel lavoro del gruppo di Fratelli d’Italia, è stato il tema della sicurezza: «Viaggiare deve tornare a essere un piacere, non una fonte di preoccupazione. Impegniamo la Giunta a misure drastiche: monitoraggio costante attraverso una centrale operativa regionale, videosorveglianza con archiviazione dei filmati fino a 100 giorni, tornelli per l’accesso ai binari e un presidio rafforzato di guardie giurate. La nostra risposta alla criminalità sui mezzi pubblici è la tolleranza zero, valutando anche l’introduzione del Daspo regionale».
Un ultimo passaggio fondamentale riguarda l’equità territoriale e le professioni: «Destiniamo 5 milioni di euro all’anno alle zone montane e ai territori più isolati, promuovendo una gestione coordinata attraverso le Comunità Montane per abbattere l’isolamento delle valli. Allo stesso tempo, grazie ai nostri emendamenti, abbiamo blindato il settore Taxi e NCC con requisiti di onorabilità rigorosi per i conducenti. Con questa riforma – concludono Dell’Erba e Zocchi – la Lombardia si dota di un’infrastruttura di trasporto pubblica moderna, trasparente e capace di rispondere con i fatti alle reali necessità di ogni territorio».
«La sicurezza nel trasporto pubblico locale è una priorità assoluta. Con la riforma approvata ieri in Consiglio regionale abbiamo messo in campo misure concrete e strutturali per tutelare cittadini, lavoratori e utenti», dichiara Emanuele Monti, consigliere regionale della Lega.
«I nostri interventi – spiega Monti – prevedono l’istituzione di un tavolo regionale permanente sulla sicurezza del trasporto pubblico, che coinvolgerà Regione, enti locali, operatori e parti sociali, con l’obiettivo di coordinare in modo stabile le azioni di prevenzione e contrasto a violenze e atti vandalici. Abbiamo inoltre impegnato la Giunta regionale – prosegue – ad avviare con urgenza la sperimentazione del modello FS Security, che prevede personale dedicato e l’utilizzo di bodycam sulle tratte ferroviarie più a rischio. Un segnale chiaro di attenzione verso chi ogni giorno utilizza treni e mezzi pubblici».
Nel pacchetto di misure rientrano anche le agevolazioni sul trasporto pubblico per la Polizia Locale e le forze armate in servizio in Lombardia: «Una scelta di buon senso – sottolinea – che rafforza il presidio sui mezzi e riconosce il ruolo fondamentale di chi garantisce quotidianamente la sicurezza dei cittadini. Come Lega avevamo già stanziato 150mila euro nell’ultimo bilancio regionale per sostenere questa misura».
Infine, attenzione particolare alle stazioni meno frequentate: «Interveniamo anche sulle stazioni periferiche e non presidiate, favorendo accordi con Comuni e associazioni per riutilizzare spazi oggi abbandonati con attività, servizi e presidi istituzionali, inclusa la Polizia Locale. Più le stazioni sono vive e presidiate, più sono sicure. È un cambio di passo concreto che mette al centro sicurezza, prevenzione e qualità del servizio per i cittadini lombardi».
Critiche in merito alla nuova riforma del TPL da parte dell’opposizione: «La Regione getta la maschera una volta per tutte e scarica pendolari ed enti locali – sostiene Samuele Astuti, consigliere regionale del Partito Democratico – Alla destra il trasporto pubblico non interessa, evidentemente lo ritiene lo “spostapoveri”, come recita una fortunata battuta. Uscire dalle agenzie del TPL e poi imporre loro di sottostare a direttive vincolanti significa proprio questo. Ma il suo obiettivo nascosto è quello di costringere le agenzie ad aumentare le tariffe per continuare a fornire il servizio di trasporto, dando poi la colpa ai Comuni, a Milano prima di tutto. La sfidiamo: dimostri che non è vero e si impegni a non aumentarle per i prossimi tre anni, mettendo le risorse necessarie».
Polemiche anche dal M5S, con il capogruppo Nicola Di Marco che afferma la propria contrarietà «a una riforma scritta male e che non affronta le sfide future e dell’integrazione tra i servizi. Un testo che sconfessa il lungo lavoro di ascolto svolto in Commissione, riuscito nell’impresa di scontentare praticamente tutte le categorie intervenute. Questa riforma, nata in odore di conflitto di interesse per via della vicinanza del relatore al mondo degli NCC, non potenzia personale e risorse di agenzie di bacino del servizio TPL. Critico anche il passaggio della riforma che prevede l’abbandono delle agenzie di bacino, da parte di Regione Lombardia. Una decisione che non deve essere il preludio al disimpegno economico del quale Regione andrebbe poi a scaricare la responsabilità sugli enti locali».
«Non si parla di governance o rilancio di Trenord, di trasparenza dei dati sulla puntualità. Non parla dei rischi insiti nei vari cambi appalti del settore. Aspetto sul quale siamo intervenuti. Grazie al lavoro del Movimento Cinque Stelle, infatti, – prosegue Di Marco – è stato possibile rivedere nel testo le clausole sociali volte a salvaguardare il personale, sia ferroviario sia del trasporto pubblico locale, nel momento in cui cambiano gli operatori vincitori dell’appalto. Sul costo dei “biglietti” si è intervenuto in maniera insufficiente. Niente da fare né per le agevolazioni da dedicare agli studenti, né per una programmazione degli investimenti per la mobilità pubblica: basta inutili e inutilizzate colate di cemento come BreBeMi, Teem e Pedemontana, destiniamo invece maggiori risorse al trasporto pubblico locale. Insufficiente il contributo della riforma in termini di sicurezza, limitato all’estensione delle agevolazioni per la Polizia Locale».
«A lungo abbiamo atteso questo tentativo di riforma, che di fatto riforma non è perché non abroga la normativa precedente, ci aspettavamo un lavoro migliore rispetto a un testo del quale non si salva nulla», conclude il capogruppo del Movimento Cinque Stelle Lombardia.
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