La questione dei frontalieri, che da sempre caratterizza l’economia del medio-alto Varesotto e delle zone di confine con il Canton Ticino, non è mai stata così confusa e incerta come oggi. Un problema che non riguarda solo i lavoratori, ma l’intero sistema economico e sociale di un territorio che vive di equilibri delicati tra Italia e Svizzera.
La recente introduzione della cosiddetta “tassa sulla salute” ha contribuito ad alimentare un clima di incertezza, evidenziando ancora una volta la difficoltà del governo e della Regione Lombardia nel gestire una categoria fondamentale per il benessere del Paese.
I frontalieri italiani, in gran parte residenti nelle province di Varese e Como, garantiscono forza lavoro a un’economia, quella svizzera, che ha bisogno di loro tanto quanto il nostro tessuto produttivo ha bisogno del loro reddito.
I salari dei lavoratori di confine alimentano il commercio locale, sostengono servizi e imprese e contribuiscono, attraverso i ristorni fiscali, alle finanze degli enti locali.
Se non vedi questo contenuto per intero vuol dire che non hai eseguito il login o non sei abbonato. Per abbonarti clicca qui.
© Riproduzione riservata





Vuoi lasciare un commento? | 0