Cuveglio | 28 Gennaio 2025

A Cuveglio si celebra la Giornata della Memoria, il ricordo un «dovere necessario»

Il presidente dell'Anpi Luca Zambonin: «Fondamentale la memoria come strumento per arginare il ritorno delle ideologie estremiste». Grande partecipazione degli studenti

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Ieri mattina nella Sala Berti del Comune di Cuveglio si è tenuta la cerimonia in memoria delle vittime della Shoah.

Presenti il Sindaco Giorgio Piccolo, il presidente della sezione Alpini di Luino, il presidente Anpi di Cuveglio Luca Zambonin, il maresciallo dei Carabinieri della Stazione di Cuvio, la Croce Rossa e la Protezione Civile.

Gli alunni delle scuole primarie e secondarie di Cuveglio hanno preso parte alla commemorazione, volto di un impegno attivo per non dimenticare gli orrori nazi-fascisti, come sottolineato nel suo intervento da Zambonin.

Orrori perpetrati contro ebrei, zingari, omosessuali, apolidi, oppositori politici, i militari italiani che decisero di non aderire alla Repubblica di Salò, partigiani, e tutti coloro che non rientravano nelle serrate categorie dell’ideologia nazi-fascista.

La memoria come tutela contro il riaffacciarsi «sotto altro nome, sotto altre bandiere» della concezione nazi-fascista del diverso, del subumano, come ha ricordato il presidente dell’ANPI cuvegliese. «Lo vediamo, lo constatiamo con dichiarazioni di politici che parlano ancora di deportazioni di massa, che hanno già costruito nuovi lager delocalizzati in altre compiacenti nazioni».

L’invito rivolto alla cittadinanza è quello di fermare questo «gelido vento nero» attraverso l’esercizio della memoria.

Di seguito, l’intervento completo di Luca Zambonin.

Dobbiamo fare tesoro delle testimonianze dei sopravvissuti, poiché é nostro e vostro dovere condividere per le future generazioni quello che è accaduto in quei tragici anni. Testimonianze come Liliana Segre, Sami Modiano, Primo Levi per citarne alcuni. Altri che in maniera diversa e per ragioni diverse si sono trovati accomunati nell’orribile esperienza della deportazione nei lager nazisti.

Zingari, omosessuali, apolidi, oppositori politici, in gran parte comunisti, i militari italiani non aderenti alla repubblica di Salò, operai italiani che ebbero il coraggio di scioperare contro la fame e la guerra in cui li aveva gettati il fascismo.

Partigiani catturati dalle immonde schiere dei militi di Salò. Civili reclutati a forza nell’organizzazione Totd divenuti schiavi lavoratori del nazismo.

Uomini e donne di ideologie e religioni diverse, senza dimenticare i ricoverati negli ospedali psichiatrici, tutti coloro che che l’ideologia nazi fascista considerava untermensch, subumani, quelli che non erano degni di vivere secondo gli schemi hitleriani e mussoliniani.

Dobbiamo ricordare e perpetrare la memoria di coloro che hanno sofferto e sono morti, e assicurarci che anche le future generazioni ne siano a conoscenza, un dovere necessario, perché come possiamo constatare in questo periodo si sono riaffacciati, sotto altro nome, sotto altre bandiere, le visioni nazi fasciste, del diverso, del subumano, dell’indegno di condividere il nostro cielo, la nostra vita. Lo vediamo, lo constatiamo con dichiarazioni di politici che parlano ancora di deportazioni di massa, che hanno già costruito nuovi lager delocalizzati in altre compiacenti nazioni.

Non dimentichiamo però di ringraziare i cittadini dell’Unione Sovietica e l’Armata Rossa che con immenso sacrificio seppero liberare l’Europa dal giogo nazi fascista.

Un gelido vento nero torna a scorrere tra di noi. Un vento che si può e si deve fermare in ogni modo, anche attraverso l’esercizio della memoria.

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