Cuveglio | 26 Aprile 2024

Il 25 Aprile a Cuveglio, «Pace è la parola che dobbiamo festeggiare»

Il discorso tenuto alla celebrazione di ieri dal presidente dell’ANPI Cuveglio Luca Zambonin: «Giorno di festa ma anche di commemorazione per ricordare tutte le vittime del nazi-fascismo»

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Anche Cuveglio, ieri mattina, ha celebrato il 25 Aprile con una cerimonia pubblica tenutasi presso la piazza antistante il municipio.

Di seguito pubblichiamo il discorso che il presidente della sezione ANPI di Cuveglio Luca Zambonin ha rivolto ai partecipanti.

PACE! Questa è la parola che oggi dobbiamo festeggiare, una parola di speranza e serenità donataci dai partigiani che hanno creato la nostra Repubblica.

Il 25 aprile è indubbiamente un giorno di festa. Festa per la liberazione da una dittatura crudele e mortifera. Ma è anche un giorno di commemorazione per ricordare tutte le vittime del nazi-fascismo, ed è su questo argomento che vorrei particolarmente soffermarmi.

A partire da Giacomo Matteotti, deputato del Parlamento monarchico italiano, del quale ricorre quest’anno il centenario della sua morte. Egli opponendosi apertamente alla dittatura denunciò in parlamento le losche manovre di Mussolini riguardo la vendita delle concessioni per la ricerca del petrolio sulle coste italiane, firmando con questo la sua condanna a morte portata da una squadra fascista su ordine di Mussolini.

Il fascismo mostrò subito il suo vero volto tramite gli squadristi fascisti organizzati in bande scatenate nelle campagne e nelle città, terrorizzando la popolazione, distruggendo le cooperative operaie, manganellando e uccidendo gli oppositori. Ricordiamo la strage di Torino nel 1922 con 11 antifascisti uccisi, e la battaglia di Novara con 8 contadini morti sempre nel 1922. Il periodo fu un susseguirsi di azioni violente e criminali, la creazione dell’Ovra (Opera Volontaria di Repressione Antifascista) dopo la marcia su Roma, imperversò in ogni borgo, paese e città, inasprì la situazione l’istituzione del tribunale speciale e ne rese l’attività ancora più tragica.

Dopo il 1943 le bande repubblichine fasciste di repressione lasciarono una lunga scia di sangue in tutta l’Italia occupata dai repubblichini e dai nazisti. Torturando e ammazzando senza alcuna pietà anche il solo sospettato senza alcuna verifica. Bastava la semplice delazione senza fondamento per finire nelle mani di questi criminali al soldo della Repubblica Sociale e dei nazisti. Le ville tristi restano ancora oggi a muta testimonianza di quel tragico e atroce periodo. 14 furono le bande operanti in tutto il territorio occupato, e furono responsabili, oltre alle torture, di molte orripilanti uccisioni e diversi eccidi.

Le stragi di Marzabotto, delle Fosse Ardeatine, di Sant’Anna di Stazzema e tutte le altre innumerevoli minori, ma non per questo meno orrende ed importanti, proclamano che il fascismo è stato lungo tutta la sua esistenza storica, non soltanto alla fine o occasionalmente, un irredimibile fenomeno di sistematica violenza politica omicida e stragista.

Riconoscere questi fatti da parte degli eredi di quella ideologia sarà finalmente l’inizio del processo di pacificazione che tanto attendiamo da oltre ottant’anni. Purtroppo tutto, lascia pensare che non sarà così. Nella nostra provincia imperversano gruppi di estrema destra che si identificano nel nazismo e nel fascismo, Do.Ra, Lealtà e Azione, Casa Pound, Forza Nuova ne sono solo gli esempi eclatanti. Nella convinzione che è possibile riscrivere la storia, equiparano i torturatori della repubblica di Salò con i torturati partigiani, continuando imperterriti a percorrere la via segnata dal fascismo.

La guerra in Ucraina e quella in Medio Oriente potrebbero segnare la fine di un periodo incredibilmente lungo di pace per l’Europa, nata dalle ceneri di una guerra voluta dal nazi-fascismo sconfitto dall’Armata Rossa e dagli Alleati, con l’aiuto dei partigiani di pluralità politiche differenti, italiani, francesi, jugoslavi, greci, olandesi, belgi, tedeschi e di tutte le nazioni oppresse dal giogo nazi-fascista.

Le ricorrenti allusioni alla guerra globale da parte di esponenti della politica internazionale allontanano la certezza di una pace duratura. In Italia da quel gruppo che ha vinto le elezioni nel 2022, tuttavia non pervengono segnali di neutralità responsabile, attenendosi ad una linea ideologica della cultura di provenienza che disconosce il ruolo fondamentale della Resistenza nella rinascita italiana, essi rinunciano a pronunciare la parola antifascismo. Con quella rinuncia lo spettro del fascismo continuerà ad aleggiare sulla democrazia italiana, con tutte le conseguenze che potrà portare.

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