(Renzo Fazio, dalla pagina Facebook Germignaga, ricordi dal passato) Vi è mai capitato di vedere sulle facciate di alcune abitazioni delle vecchie placche in metallo con l’effige di un’assicurazione, tipo quelle dell’immagine allegata (vedi foto di copertina, ndr)?
Se anche a voi è successo, dovete innanzitutto sapere che vi siete trovati in presenza di un immobile con un’anzianità superiore agli ottant’anni, in quanto queste targhe furono proibite in Italia a partire dagli anni ‘40. Secondariamente, che si trattava quasi certamente di una targa relativa ad una assicurazione antincendio.
Interessante la loro storia: nella seconda metà del XVII secolo un disastroso incendio distrusse due terzi della città di Londra. A seguito di questo drammatico evento nacquero le assicurazioni antincendio. Una delle prime compagnie create pensò di realizzare queste vistose targhe da far applicare sul fronte degli edifici assicurati. Lo scopo era di rendere immediatamente evidente ai corpi antincendio privati, finanziati dalla compagnia assicuratrice, quali erano quelli sui quali intervenire prioritariamente. Un sistema che ben presto venne adottato da tutte le altre compagnie.
In Italia cominciarono ad essere sottoscritte polizze antincendio solamente nei primi decenni dell’800, inizialmente in regioni del Regno Lombardo-Veneto e subito dopo in quelle del Regno di Sardegna. Anche in questo caso un devastante incendio che distrusse più di 300 abitazioni a Saronno, nel 1827, favorì un rapido incremento delle sottoscrizioni, soprattutto a Milano e nelle città limitrofe. Curiosamente, a partire dalla seconda metà dell’800, nel Regno Unito diminuirono progressivamente, mentre da noi ebbero grande sviluppo.
Pure da noi le compagnie assicuratrici adottarono l’affissione di una targa metallica sugli edifici assicurati, non per la modalità originariamente prevista in Inghilterra, ma più semplicemente come metodo di propaganda, in particolare quando la stipula avveniva per immobili di particolare pregio. Sembra inoltre che inizialmente avessero pure una valenza “psicologica” per scoraggiare i malintenzionati dall’appiccare il fuoco in caso di dissapori o vendette.
La maggior parte delle stipulazioni assicurative riguardava però gli immobili comuni e quelli rurali: a causa della presenza di camini e stufe a legna, travi a vista, lampade ad olio o a petrolio, ma anche stalle e fienili adiacenti alle abitazioni, frequentemente erano oggetto di incendi e quando questo accadeva, erano guai.
Grazie ad un contratto che mi è stato donato qualche tempo fa, stipulato a Varese nel 1893 per un immobile situato ai ronchi di Germignaga, è interessante scoprire dai valori assicurati quali erano le principali priorità per il proprietario. A fronte di un capitale complessivo di copertura di 5.750 lire, 3.500 lire rappresentavano il valore della casa domenicale «comprensiva di stalla e cascina di recente costrutta», 1.200 lire il valore delle «bestie bovine per uso della famiglia, del fieno, paglia stramaglia e legna da fuoco» e solamente 1.050 lire complessive derivanti dal valore «della biancheria, dei mobili, degli oggetti personali di vestiario e da quello degli utensili da cucina e da tavola». Indubbiamente, una sorta di fotografia di uno spaccato di vita di oltre 130 anni fa, radicalmente cambiato nell’arco di pochi decenni.
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