Colmegna | 26 Ottobre 2024

Miralago di Colmegna, una mostra per riscoprire il talento autentico dell’artista Erminio Frigerio

L'esposizione delle opere, organizzata dal figlio Massimo, si terrà domani, domenica 27 ottobre, presso il noto locale della località lacustre. Si tratta di uno degli artisti che operarono in silenzio

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Aveva scelto come suo buen retiro, dopo il pensionamento, la casa di Stivigliano, nel comune di Dumenza, paese dove aleggia ancora il ricordo di figure illustri che qui ebbero i natali, da Bernardino Luini e Raffaele Casnedi a Bartolomeo Scappi, cuoco di Pio V e autore del più grande trattato di cucina del XV secolo.

In questa oasi di pace, nel 1988, Erminio Frigerio aveva finalmente raccolto la produzione artistica di tutta una vita in due esposizioni al salone “Casnedi” di Runo e al Centro Culturale “Vittorio Sereni” di Agra. Un successo inaspettato per un uomo che aveva fatto della modestia una regola di vita. Poi nel 1997 la scomparsa. Ora, il figlio Massimo, depositario di tutte le sue opere, avverte l’esigenza di riproporle in prima istanza attraverso una mostra presso il Ristorante Miralago di Colmegna domani, domenica 27 ottobre.

In realtà, Erminio è uno di quegli artisti che operarono nel silenzio, ma cui il tempo rende giustizia. In vita, godette dell’amicizia e della stima di illustri scultori coi quali ebbe modo di collaborare presso la fonderia d’arte Battaglia di Milano. C’erano tra loro Francesco Messina che lo premiò con medaglia d’oro, Giacomo Manzù, Enrico Manfrini, Arnaldo Pomodoro ed altri grandi maestri dell’arte contemporanea.

Nel suo percorso di artista, Frigerio esplorò i linguaggi pittorici, inoltrandosi nella storia delle antiche civiltà, affascinato da un decorativismo geometrico che si era mirabilmente concretizzato nella ieratica scrittura cuneiforme già in uso presso Sumeri, Babilonesi ed altri popoli asiatici.

In essa vi coglieva misteriosi legami con una dimensione che trascende l’umano sentire. In età giovanile aveva acquisito una solida preparazione artistica a Brera, sotto la guida del maestro Eugenio Pelini e si era formato in una prestigiosa bottega d’arte, come i maestri del nostro Rinascimento. Nel campo della scultura, privilegiò i volti familiari e quelli della cerchia amicale in cui trasfuse un’intensa partecipazione emotiva.

Ed è questo flusso di sentimenti che conferisce valore imperituro alle sue opere. La mostra si propone, perciò, di far riscoprire il lascito di un’uomo che ebbe l’immotivato timore di non essere all’altezza di altri coetanei più disinvolti di lui, e rendere così giustizia, anche se tardiva, ad un autentico artista che ebbe il solo torto di operare per il proprio piacere personale, incurante dei volubili giudizi umani.

Nelle foto:
(1) Erminio Frigerio mentre viene premiato con medaglia d’oro dallo scultore Francesco Messina.
(2) Erminio Frigerio (quarto partendo da sinistra) ai piedi della grande statua di Giovanni XXIII, opera dello scultore Enrico Manfrini, prodotta dalla fonderia d’arte Battaglia di Milano e collocata davanti all’ingresso del santuario della Madonna del Bosco a Imbersago.

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