Si può fare giustizia attraverso l’informazione, se il proprio intento è rendere i cittadini maggiormente consapevoli di quello che accade intorno a loro. Ma siccome la realtà di tutti i giorni nel racconto dei media è spesso segnata dal ricorso alla spettacolarizzazione, e a stratagemmi comunicativi che rischiano di stravolgere il senso delle cose, occorre fare chiarezza.
Legalità quotidiana
Il Progetto Legalità Quotidiana, promosso da Giuseppe Battarino, scrittore e giurista, per trentadue anni magistrato, nasce proprio dall’esigenza di riordinare le idee e dare ai cittadini gli strumenti per capire. E per smascherare inganni ed esagerazioni. Dopo una lunga serie di incontri in quasi venti paesi delle province di Como e Varese, il progetto è arrivato a Luino, nella serata di lunedì 14 ottobre, organizzata insieme al Comune.
Giustizia e giornali
Battarino, ospite a Palazzo Verbania, dove è stato introdotto dal vicesindaco Antonella Sonnessa, ha proiettato le sue slide incentrate su scivoloni e forzature nelle pagine di cronaca nera e giudiziaria dei quotidiani locali e nazionali. E non ne ha fatta passare mezza. Analisi e stroncature hanno strappato un sorriso per ogni pagina proiettata. E anche qualche risata per quelle frasi ad effetto usate dai giornalisti per inquadrare dei normali controlli di polizia come grandi imprese investigative. O per descrivere il presunto sconvolgimento percepito dalla collettività di fronte a fatti di piccola delinquenza, che sono tutto fuorché grandi drammi.
Termini come “blitz”, o “choc” messi nel posto sbagliato, in un titolo, in un sommario o nel testo dell’articolo, magari accanto ad una immagine fuorviante, sono veleno per chi legge. «Creano un tritacarne di tensione – ha sottolineato Battarino – e dalla tensione poi si passa alla sfiducia nei confronti della giustizia e delle forze di polizia».
Indignazione sui social
L’indignazione espressa nei commenti pubblicati sui social network diventa così “oggetto di studio”. Ed emerge che nella maggior parte dei casi gli utenti – cioè i cittadini – non conoscono i meccanismi della giustizia. E l’uso distorto delle parole, sui quotidiani, contribuisce a portare il lettore fuori strada.
Quanti errori in tv
Battarino ne ha anche per gli sceneggiati televisivi. E dietro la pretesa di rappresentare la vita tra i corridoi e negli uffici di una procura, o la fase clou di un processo penale, c’è di tutto. Sempre in termini di strafalcioni ovviamente.
Si va da informative su controlli di polizia riprodotte in modo poco fedele, al tono intimidatorio utilizzato nei confronti degli indagati durante un interrogatorio, ad azioni che un giudice nel corso dell’istruttoria dibattimentale non potrebbe mai compiere: come ad esempio requisire il cellulare di un imputato e controllare davanti alle parti, impassibili, il registro delle telefonate. Fino a dettagli più nascosti, come una firma messa dal procuratore capo su un atto a rilevanza esterna: dopo aver apposto il timbro, il magistrato non può utilizzare una penna blu per firmare l’atto. Deve usare una penna nera.
«Tempo e ragionamento»
Tra immagini e brevi filmati, Battarino ha condiviso con il pubblico pillole di procedura penale, usando un linguaggio semplice e chiaro. «Guardare le cose con spirito critico» aiuterà a vivere meglio, e a sorridere anche quando ci sarebbe solo da mettersi le mani nei capelli. Questa la riflessione conclusiva della serata. Accompagnata da un messaggio che unisce giustizia e informazione: in entrambi i casi servono tempo e ragionamento per fare bene il proprio lavoro.

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