Cittiglio | 15 Settembre 2024

Unione dei Comuni del Medio Verbano, ultimi passi verso la liquidazione

Ieri mattina a Cittiglio i sindaci dei cinque Comuni ancora parte dell’ente hanno raccontato l’andamento dell’iter avviato nel 2023. «Scelta sofferta, ma eravamo a un punto di non ritorno»

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Manca sempre meno allo scioglimento definitivo dell’Unione dei Comuni del Medio Verbano, ente locale di secondo livello nato nel 2008 con l’obiettivo di offrire a tutti i paesi aderenti un servizio congiunto di Polizia locale.

Il processo di liquidazione è stato avviato nel gennaio 2023 ed è gestito dai cinque Comuni rimasti all’interno dell’Unione – Cittiglio, Caravate, Monvalle, Orino e Sangiano – e guidato, in qualità di legale rappresentante, dal sindaco di Sangiano Matteo Marchesi.

A fornire un aggiornamento sull’andamento di questo lungo e complesso iter sono stati ieri, sabato 14 settembre, i cinque primi cittadini, in una conferenza stampa tenutasi nella sala consiliare del municipio di Cittiglio, a pochi passi da quella che era la sede fisica dell’Unione.

Lo stesso Marchesi ha illustrato via via i vari passaggi seguiti sin qui in questo anno e mezzo, a partire dalla vendita, tramite asta, dei beni mobili (veicoli e dotazioni tecnologiche di vario genere) e dei beni immobili, ovvero il terreno e l’edificio che ospitava gli uffici. Il primo è stato acquisito dal Comune di Cittiglio per avere a disposizione un ulteriore parcheggio, mentre lo stabile è stato assegnato alla Comunità Montana Valli del Verbano che vi trasferirà prossimamente alcuni servizi.

Con il ricavato di questa alienazione, circa 130mila euro, sono stati coperti il mutuo della costruzione della sede stessa e altre spese di liquidazione.

L’impianto di videosorveglianza, invece, è stato assorbito direttamente dai cinque Comuni che hanno riattivato e sistemato le telecamere a seconda delle esigenze dei rispettivi territori di pertinenza.

Si è poi proceduto a chiudere i contenziosi aperti con dipendenti, enti, aziende private seguendo la logica della transazione, andando a trovare accordi tra le parti, le dispute sindacali con un accordo con i dipendenti – ricollocati presso i vari Comuni dell’Unione – e i mutui in essere, oltre ad avviare un’imponente attività di ricognizione e riscossione dei crediti relativi in particolare agli anni tra il 2020 e il 2022, tuttora in corso.

Il tutto con l’obiettivo, ha chiarito Marchesi, «di estinguere l’ente e portare finalmente i Comuni in una situazione di libertà» riassegnando entro la fine dell’anno le risorse alle cinque amministrazioni in proporzione alla popolazione residente. Per arrivarci si proseguirà con l’attività di riscossione e con la gestione dell’archivio di documenti, passaggio, anche questo, piuttosto complesso per la grande quantità di pratiche, per le quali si sta pensando a un piano di digitalizzazione.

«Lo scioglimento dell’Unione ha causato preoccupazioni anche nella cittadinanza sul riuscire a ricostruire un servizio di Polizia locale sul territorio, ma ci stiamo riuscendo», ha commentato il primo cittadino di Sangiano, a cui hanno fatto eco anche i suoi omologhi, che hanno voluto anche ringraziarlo per il grande impegno di questi anni.

Tutti, da Rossella Magnani e Nicola Tardugno, fino ai due nuovi primi cittadini di Orino e Monvalle, Federico Raos e Gianni Mariotto, hanno concordato sulla difficoltà della scelta, sofferta, di porre fine a un’esperienza ventennale come quella dell’Unione dei Comuni del Medio Verbano: «Era un ente dal grande potenziale, ma siamo arrivati a un punto di non ritorno, soprattutto dopo l’uscita di Leggiuno, e non potevamo salvare nulla. Quello che è certo è che l’Unione va verso la sua fine, ma i Comuni che vi hanno partecipato sono più vivi che mai e oggi si può guardare con serenità ai prossimi passi».

I motivi che hanno portato a questo epilogo? Tanti e diversi, chiariscono i sindaci. Dal campanilismo sotto traccia a situazioni concrete legate a comportamenti di alcuni dipendenti che hanno portato anche a dei processi, fino a un’organizzazione e una gestione farraginosa, dovuta in particolare a uno statuto stilato in modo altrettanto farraginoso. Questa poca stabilità dell’ente, unita alla perdita di alcuni dipendenti, ha causato anche un incremento del costo pro-capite di adesione all’Unione, inducendo alcuni Comuni ad abbandonarla per dotarsi di un servizio di Polizia locale autonomo e meno oneroso.

Se c’è qualcosa che dimostra chiaramente qual è il livello a cui era arrivata la gestione dell’ente, basta guardare al valore complessivo delle riscossioni che andrebbero effettuate, pari a 4,3 milioni di euro. Una cifra abnorme che i primi cittadini sanno bene che sarà impossibile raggiungere, a partire da motivi di tipo burocratico, ma che ben testimonia la gestione critica – e senza ritorno – dell’Unione negli ultimi anni.

Certamente ora, con il procedere della liquidazione, si può dire che la situazione sia oramai sotto controllo e che i cinque Comuni siano avviati sulla strada della ripartenza e della ricostruzione del servizio in base alle singole necessità locali. Se si sta pensando a una futura nuova forma di aggregazione? È presto per dirlo, confermano Marchesi e i suoi colleghi: «Questo lavoro ci ha richiesto tantissime energie e la scottatura del fallimento e del servizio scadente fornito in questi ultimi anni brucia ancora tanto. Ci dedicheremo a terminare tutte le attività che mancano e poi, una volta tranquilli, capiremo se c’è margine per lavorare insieme e come farlo. Siamo aperti al confronto, ma l’importante è, prima, ripartire da zero».

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