Brenta | 3 Settembre 2024

Strage di Paderno: «Giovani sempre più preoccupati e fragili»

Il caso del 17enne che ha sterminato la famiglia, e la riflessione del sindaco di Brenta, Ballardin: «La società non offre più punti fermi». Dove bisogna agire?

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(Gianpietro Ballardin, sindaco di Brenta) La giovinezza è quel periodo della vita che dovrebbe essere proteso verso il futuro con ottimismo e dovrebbe alimentarsi di sogni e speranze dei giovani.

Ma il panorama attuale descrive una situazione diversa: i timori sono maggiori delle speranze, l’ottimismo è stato sostituito con il pessimismo. Gli adolescenti e i giovani adulti, lo si vede nel difficile rapporto quotidiano con la gente, sono sempre più preoccupati, disillusi, fragili e timorosi o rancorosi di quanto non fossero i loro predecessori.

La nostra è diventata una società che non offre più alcun punto fermo. Come ad esempio le principali tappe che in passato conducevano al “diventare adulti”. Autonomia economica, acquistare una casa, mettere su famiglia.

Queste condizioni, se ancora raggiungibili, si sono spostate in avanti e rientrano sempre più nelle quotidiane difficoltà delle classi intermedie del paese che vivono “la paura prevalente del futuro”. Paura che deriva da insicurezza e instabilità che sono nel presente.

È purtroppo recente il caso della strage avvenuta in famiglia a Paderno Dugnano, dove un 17enne  ha ucciso padre, madre e fratello a coltellate, parlando nella sua confessione di un “malessere”. Questo il termine messo a verbale dal ragazzo davanti a inquirenti e investigatori. Non solo in relazione alla famiglia, ma anche verso la società, per spiegare quel senso di “oppressione”, solitudine ed estraniamento.

I giovani di oggi esprimono il loro disagio in molti modi. Senso di solitudine, insicurezza, fragilità, spesso originano ansia e malessere. E si sa, quando c’è ansia, gli attacchi di panico sono dietro l’angolo.

Sui banchi di scuola gli studenti si confrontano con un ambiente competitivo che chiede sempre di più. Bisogna essere bravi, perfetti. Lo impone la società, ma lo impongono anche i genitori (in modo più o meno consapevole). E i ragazzi si sentono sempre più sotto pressione. Una società che non ammette errori, dove lo sbaglio non è accettato e accolto come possibilità di crescita, per fare meglio, ma viene vissuto spesso come una sconfitta.

Quindi dove bisogna agire? Gli esperti ci dicono che è necessario lavorare per dare una risposta comunitaria al disagio psicologico. Sia in termini di agenzie educative, sia in politica con finanziamenti indirizzati su interventi per la prevenzione del disagio. Anche se questa condizione non è facile da attuare.

È innegabile come l’assenza di adeguate politiche sociali, anche per effetto di una carenza di fondi, abbia contribuito ad accrescere il disagio psicologico dei giovani e acuito le situazioni pregresse. Mentre c’è necessità di urgenti interventi di prevenzione e sostegno per frenarne l’esplosione.

Così come sembra evidente che la crisi sanitaria degli ultimi anni, dal covid in poi, si stia trasformando in crisi psicologica. I disturbi come l’ansia, l’irritabilità, lo stress, direttamente o indirettamente sembrano connessi all’isolamento del passato lockdown.

Dobbiamo verificare che non esiste, purtroppo, la nostra capacità di intervenire, anche attraverso lo sviluppo delle azioni politiche. Azioni capaci di ridurre il facile consumo di alcol e delle diverse sostanze che illusoriamente danno soluzione ai problemi dei minorenni.

La politica, a partire dal livello locale, deve trovare le strade per superare la sua staticità. Dobbiamo tutti assieme immaginare e promuovere azioni di forte progettualità e di incisivo impatto territoriale. Per agire su una partita educativa complessa, che non può che essere “pubblica” e in grado di coinvolgere tutta la comunità.

La società, tutti noi, dobbiamo vivere il nostro tempo senza aspettare che qualcuno venga a risolvere i problemi che sono vissuto quotidiano nei nostri territori, nei comuni che amministriamo o nei distretti socio sanitari in cui siamo presenti. Dobbiamo superare la logica fatalista che ci porta a dire che “una volta si stava meglio” o a dubitare sulla possibilità di un futuro per i nostri giovani.

Dobbiamo dimostrare di saper raccogliere la sfida attraverso la costruzione di percorsi pro attivi, non passivi. E in questo complesso percorso invito tutti al superamento delle “barricate” per evitare che i fatti gravi, che sono avvenuti anche sul nostro territorio, non trovino terreno fertile, promuovendo le necessarie azioni sovracomunali che ci consentano di ridurre il disagio manifestato dai giovani, dalle famiglie e dalla nostra società.

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