Entro oggi, mercoledì 12 giugno, chi desidera partecipare al Palio Remiero di Luino, che torna sulle acque del lago Maggiore il prossimo 30 giugno, potrà ancora iscriversi.
Per partecipare occorre compilare il modulo disponibile sul sito web del Comune e inviarlo all’Ufficio Cultura anche via mail (cultura@comune.luino.va.it). I capirione stileranno la lista degli otto (e più) vogatori con un timoniere. Il Comune offre la possibilità di una visita medica gratuita (solamente previa iscrizione) presso il centro Olimpia 3000 di Leggiuno per ottenere la richiesta idoneità al canottaggio.
Chiunque abbia un minimo di preparazione atletica può partecipare al Palio ed è possibile entrare a fare parte di un rione anche se non si è residenti luinesi (massimo quattro partecipanti).
«Aderite e sostenete il vostro rione! – invita Ivan Martinelli, assessore allo sport del Comune di Luino – Presto arriveranno le barche e illustreremo le specifiche tecniche e come si svolgerà la regata nel dettaglio. Manca pochissimo per poter iscriversi e partecipare. Oggi scade il termine ultimo di presentazione dei moduli al nostro Ufficio Cultura. Affettatevi, è una bella occasione per divertirsi e poter essere protagonisti davanti ad un numeroso pubblico!».
Prosegue, intanto, il viaggio nella storia dei rioni del Palio Remiero, con altre due contrade di una stessa frazione, Voldomino. E proprio gli equipaggi color rosso di Voldomino Superiore sono stati tra i più titolati e vincenti. Ecco come descrive questa parte di Luino lo storico locale, l’ingegner Pierangelo Frigerio.
In barba a quel che pensano i Luinesi del “centro”, i più importanti nuclei medievali della zona furono Voldomino (e, occorre ammetterlo, Germignaga). Luino era soltanto un villaggetto di pescatori, quando sullo sperone a specchio del “laghetto” sorgevano torri e fors’anche una cinta muraria, con le sue porte, a denotare una presenza signorile che trova ulteriore indizio nell’attestazione medievale di una famiglia Catanei di Voldomino, esito di quelle compagini nobiliari, i “capitanei” che assumevano il “dominato” su pievi o villaggi.
E anche Voldomino, non meno di Luino, era già abitato ai tempi dei Romani, come hanno dimostrato i ritrovamenti di tombe. Certo gli altri scherzano sullo scomparso Laghetto, che doveva essere una pozzanghera; ma prima che si interrasse, i “nobili” di Luino se lo tenevano ben caro perché ne traevano lucro affidando le peschiere che vi erano installate. Del resto ad esso torna ancor utile dato che vi si costruisce persino la pretura; si tace qui lo sfregio dell’impianto di depurazione che tratterà tutti i rifiuti di Luino; quando il lago sarà tornato limpido nessuno riconoscerà il merito del sacrificio a Voldomino.
Voldomino è stato comune a sé sino al 1928 quando fu arbitrariamente accorpato con il vicino “comune della ferrovia”, anche se ne ebbe una propria, quella che collegava Luino a Varese. Transitarono una mattina, sulle bianche vetturette, Vittorio Sereni e Vasco Pratolini; leggendo il nome della stazione allo scrittore toscano venne spontaneo il raffronto, «Voldomino, “volto di Dio”»: non era vero naturalmente, ma bello pensare che sia vero e lasciare le etimologie correnti che parlano di “guado” o “bosco” d’un laico signore…
Al Servizio divino sono comunque dedicate due chiese, nel cuore dell’abitato. La parrocchiale è dedicata a S. Maria Assunta e subì nei secoli molte trasformazioni; più non si riconosce la chiesa alto-medioevale il cui orientamento da ovest ad est fu mutato in quello da nord a sud; l’altare fu consacrato da san Carlo che anche vi pronunciò un’omelia, poi data alle stampe; il campanile è stato ricavato da una delle antiche torri. La chiesa di S. Biagio si adorna con affreschi del primo Cinquecento, opera d’un pittore locale, Guglielmo da Montegrino, a cui si attribuiscono opere sparse in pieve di Valtravaglia. Non va dimenticata una terza chiesetta, dal rustico e grazioso campaniletto romanico, S. Quirico di Biviglione, un minuscolo abitato sperduto nella gran quiete dei boschi verso Cremenaga. Anch’esso prende nome dall’onnipresente betulla.
Negli anni tristi 1944-45 Voldomino fu nel Luinese il cuore della ribellione contro ideologie aberranti. Un parroco coraggioso, don Piero Folli, si prodigò per aiutare la fuga in Svizzera di ebrei e perseguitati d’ogni provenienza pagando con il carcere il suo ardimento; non esitò per la bisogna ad affidarsi ai contrabbandieri del posto. Alla Gera una banda partigiana che vi era nascosta fu sorpresa dai fascisti e molti giovani sacrificarono la loro vita per la libertà di tutti. Una cappella ricorda agli immemori quei “ribelli per amore”.
Ma Voldomino è anche “sotto”, e la rivalità tra le due fazioni da sempre si è fatta sentire. Anche e soprattutto tra le boe del Palio Remiero. Sarà così anche in questo grande ritorno del 2024?
Ecco quindi Voldomino “da basso”, la frazione che si estende dalle rive della Tresa fino alla via Copelli lato ovest. E lo facciamo sempre attraverso le note scritte dell’ingegner Frigerio.
Erano in antico i “Molini” di Voldomino. Una roggia “molinara” fu derivata dalla Tresa e attraversava l’abitato; restò scoperta sino agli anni 50. Si interrava poi sotto edifici che ospitarono varie industrie, segherie e persino una cartiera (l’energia idrica serviva per la “follatura” della carta, cioè la battitura con martelli azionati da una sorte di albero a “camme”). L’esistenza di una roggia “Mantechera” che confluiva nella Margorabbia può far pensare all’esistenza anche di industria siderurgica, poiché i mantici necessari per rinvigorire i fuochi erano allora azionati con meccanismi ad acqua. E d’altra parte certo che ferriere siano esistite, oltre che nella vicina Ferrera, anche nel Luinese sino dal XIV e XV secolo.
La Roggia Molinara alimentò più tardi anche la prima sede della ditta Ratti; il movimento delle macchine veniva fornito da turbine idrauliche. Altre industrie vennero poi affiancandosi; dall’Antisettica, cotonificio attivo nella prima parte del secolo, a reparti sfollati della Aeronautica Macchi durante la guerra; alla Fina, nastrificio da poco trasferito ai Premaggi di Germignaga, alle officine Ghiringhelli, leader anche all’estero nella produzione di rettificatrici di alta precisione.
Il piccolo nucleo si è molto sviluppato in questo dopoguerra; alcune vie si sono dipartite verso sud, accogliendo una cappella di S. Rita, cui si rivolge devozione di popolo, e quartieri di case “popolari”. Da ultimo un nuovo centro di vita ha accolto una nuova e bella chiesa, dedicata al S. Cuore di Gesù.
La fratellanza con Voldomino Superiore non esclude motivi di rivalità: quei di Sopra ora sono a imputare a una cava di sabbia di erodere le fondamenta dell’Asilo, caro a entrambe le comunità. Ed era invece Voldomino di Sotto a dar le sue viscere per fornire la materia con cui si costruiva Luino.
Competono al rione i ponti sulla Tresa. Quello più a valle, greve e massiccio, sostituì precedenti ponti in legno. Fra i patrioti luinesi dell’agosto 1848 nacque una polemica, poiché a Germignaga si era tempestivamente presidiato il ponte e nessuno aveva invece messo guardie a Voldomino; donde se la filò indisturbato il presidio austriaco. Poiché di tanto in tanto la Tresa spazzava via i piloni su cui appoggiavano le travature, a fine ‘800 venne in mente ai Luinesi d’Oltretresa di costruire una passerella pedonale; la progettò il peraltro meritorio geometra Sbarra, sospesa a due cavi come una miniatura del ponte di Brooklyn. Fu un fallimento, come altre invenzioni dei Luinesi, che pretendevano anche di imporre un pedaggio agli allora autonomi Voldominesi. La sentenza fu pronunciata dai monelli che per gioco cadenzavano il passo sull’esile struttura, facendola paurosamente oscillare. Più elegante il ponte verso monte, costruito in unica arcata in cemento armato per servire alla ferrovia elettrica Luino-Varese. Ampliato per la sede stradale, costituisce oggi la più diretta via d’accesso ai due Voldomino. Con l’acqua quindi Voldomino Inferiore ha sempre avuto a che fare, anche con quella delle alluvioni, e col palio remiero si trova a suo agio; con un pizzico di monelleria, nella memoria dei ragazzini che ancora un secolo fa nella Tresa nuotavano e giocavano ignudi, suscitando la generale riprovazione dei benpensanti.
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