Quest’anno torna il Palio Remiero, una delle manifestazioni più amate e sentite di Luino.
Un evento unico che evoca il fascino delle tradizioni antiche e rappresenta un’occasione imperdibile per vivere e respirare un’atmosfera di altri tempi. Un momento di unione e condivisione, con un pubblico entusiasta, lo spirito agonistico che convive con la goliardia della festa, i remi e il canottaggio protagonisti, i valori dello sport condivisi e un palcoscenico stupendo: il lago Maggiore.
«Il Palio Remiero, che ricordi! Le riunioni convulse, la tensione alla partenza, le virate da capogiro, l’acqua, quanta acqua. Sopra e sotto. Ma che emozione vedere tanta gente guardare il lago, quelle “cose” galleggianti e pesantissime, che muovevi a fatica ma, una volta partite non fermavi più; so cos’è l’emozione di chi è salito su quelle barche e ha sentito da riva le urla dei propri tifosi; e si è sentito orgoglioso di rappresentarli, credo sia una cosa indicibile», è il ricordo di Ivan Martinelli, oggi assessore allo Sport di Luino che fu vogatore del Palio, canottiere e anche presidente della Canottieri Luino, tra gli ideatori e promotori dell’evento fin dalle origini.
Partecipare al Palio significa riscoprire il senso di appartenenza che, seppur radicata nel passato, continua a risuonare nel presente. È un evento che crea legami e celebra lo spirito di comunità e solidarietà; è sana competizione, è fatica fisica e mentale, è sport vero e, nello stesso tempo, divertimento ed emozioni.
È giunto il momento di presentare i rioni protagonisti della regata. E lo faremo partendo da quello che, palmares alla mano, può vantarsi di aver vinto ben tre edizioni, nel 1995, 1997 e 2001: ecco il rione Colmegna, raccontato è descritto nelle note appassionate dell’ingegner Pierangelo Frigerio.
Colmegna è l’unico fra i rioni cui si deve riconoscere di “aver voluto” essere luinese. Colmegna in effetti appartenne sempre alla parrocchia e al comune di Agra; ne era, per cosi dire, il porto. Successivamente, per ovvia maggior facilità di comunicazioni, fu aggregata a Maccagno; sin quando nei nostri anni 50 un referendum popolare sancì l’unione con Luino, cui i residenti dovevano comunque far capo per i servizi circondariali. Che poi l’intenso affetto trascinasse ad ottenere una costosa fermata ferroviaria che i maligni asseriscono essere di scarsa utilità agli abitanti, è storia recente.
Non mancano a Colmegna i segni del passato. Alcune attività manifatturiere trassero energia dall’acqua, allo sbocco del torrente Colmegnino nel lago: in antico i mulini, poi un piccolo stabilimento tessile. Più in alto il toponimo “Torretta” suggerisce la possibile esistenza di una torre d’avvistamento. Domina il villaggio, raccolto intorno alla chiesa di S. Caterina, un fabbricato dalle leggiadre archeggiature: la Casneda. Non si sa se abbia tratto il nome dai Casnedi di Runo, che ne furono proprietari, o se ai medesimi l’avesse dato, derivandolo dai castagneti che poco sopra fanno da verde cornice all’abitato (“castaneta”): il maestoso albero non è più indispensabile come un tempo per la base alimentare della gente di montagna, che ne aveva gran cura, innestando sui selvatici le qualità ritenute migliori. Una cappella ricorda devozione e memorie della famiglia, da cui uscì Raffaele, non disprezzabile pittore accademico di fine 800, che più volte ritrasse l’avita dimora e l’ampia visione di lago che si gode lassù.
Giova avvertire che, se i Lumesi del “centro” qualche opera d’arte possono vantare, debbono mettere ai posti d’onore i Quattro Evangelisti che il Casnedi dipinse nella loro parrocchiale, per il cui progetto del resto dovettero ricorrere a un altro della periferia nord, l’architetto Natale Pugnetti da Garabiolo.
Il golfo riparato e ben esposto (sotto la Casneda sopravvivono annosi olivi) da sempre si è prestato alla villeggiatura. Belle ville signorili sorsero nell’Ottocento e nei primi anni del nostro secolo; l’una è stata volta in albergo, con terrazza che si spinge sul lago, l’altra mostra a lato della strada notevoli caratteri di architettura “liberty”; una terza domina il lago da un promontorio aprico; fu dei Solera, famiglia di Campagnano da cui uscirono Giuseppe, sindaco di Luino, e Temistocle, il librettista del Nabucco.
Le fortune turistiche si sono rinnovate con la marea tedesca degli anni 60-70, e qualche colata cementizia di troppo ha turbato il paesaggio. L’ambiente naturale e i giovani del tempo di guerra sono l’argomento d’un bel libro di Guido Petter, illustre pedagogista dell’Università di Padova che a Colmegna è nato; egli ha rievocato, insieme con la propria adolescenza, quella dei Ragazzi della banda senza nome, nel momento in cui i protagonisti sono sbalzati nella dura temperie di una guerra fratricida, lontano della rosea realtà dei giochi e delle fantasie infantili, alimentati dalle scorribande per gli antri segreti della montagna e dalla pesca dei mitili sul fondo sabbioso del lago.
© Riproduzione riservata






Vuoi lasciare un commento? | 0