«Era la sera di Natale del 2016 e io e il mio compagno eravamo al bar. Lui ha scoperto che mi ero fatta il piercing all’ombelico, si è arrabbiato e mi ha preso a calci fino a casa. Il giorno dopo abbiamo parlato, mi ha obbligato a levare il piercing e mi ha detto di andare a guardare nella sua giacca. C’era una corda. Non so cosa volesse farci, ma ho avuto paura».
La donna che ha fatto questo racconto davanti ai giudici del Tribunale di Varese, è una trentasettenne che oggi vive con il figlio in una struttura protetta, e che per l’episodio del piercing e altri episodi di violenza, fisica e verbale, ha denunciato il suo ex convivente, un 42enne luinese accusato di maltrattamenti e lesioni nel processo in cui la donna è parte civile.
La 37enne, assistita dall’avvocato Chiara Di Giovanni, è stata la prima nella mattinata di oggi, giovedì 16 maggio, a testimoniare davanti ai giudici del collegio. Ha ricordato gli episodi denunciati e gli aspetti più rilevanti, ai fini del processo, della sua relazione con il 42enne, difeso dall’avvocato Corrado Viazzo. Una relazione iniziata nel 2009 – all’epoca dei fatti la coppia viveva in un paese della Valmarchirolo – e giunta al capolinea quasi dieci anni dopo. E poi ancora, secondo le accuse, degenerata.
«Mi criticava per l’abbigliamento, per i miei tagli di capelli, per il mio aspetto fisico – ha aggiunta la donna – Poi ha iniziato a controllarmi, a seguirmi. E quando ho comprato una macchina nuova, mi ha detto che avevo fatto la poco di buono per averla». Tra i fatti denunciati c’è anche una violenta lite scattata per uno sciroppo da dare al figlio della coppia: «Mi ha sbattuto contro il muro e mi ha spinto per terra. I vicini hanno chiamato i carabinieri, sono stata portata in ospedale». Finì con dieci giorni di prognosi.
Rispondendo alle domande della difesa, incentrate sul contesto in cui si è svolta la vita di coppia negli anni che hanno preceduto la denuncia, la donna non ha nascosto la sua infedeltà, e ha parlato di tre tradimenti – che avrebbero influito sulle tensioni all’interno della coppia – e dell’ulteriore sofferenza legata ad un episodio di “revenge porn“: un amico di lei vorrebbe andare oltre l’amicizia, la donna dice no e lui minaccia di pubblicare foto e video hot che la riguardano. «Era un ricatto, ma quando lui è venuto a saperlo -ha aggiunto la 37enne parlando dell’imputato – mi ha picchiato». In quel periodo i due vivevano già da separati in casa: «La convivenza era pesante – ha ricordato la donna – ma sono andata avanti per il bene di mio figlio».
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