Varese | 7 Maggio 2024

Varese, Manfrinati e la paura di non vedere più il figlio. L’ex suocera: «Doveva essere arrestato prima»

Le ragioni del massacro forse legate all’esito di una consulenza sulla capacità genitoriale, disposta nella procedura per la separazione. La madre di Lavinia: «Tante volte ho detto che era pericoloso»

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Marco Manfrinati temeva di non poter più vedere il figlio fino alla conclusione del procedimento a suo carico per stalking ai danni dell’ex moglie e degli ex suoceri.

Sarebbe questo, secondo chi sta indagando, il motivo che avrebbe spinto l’uomo ad armarsi di coltello, a colpire a morte l’ex suocero Fabio Limido e a sfregiare l’ex moglie Lavinia, operata d’urgenza all’Ospedale di Circolo dopo l’aggressione di ieri in via Ciro Menotti a Varese, fuori dallo studio professionale della famiglia Limido. La donna, 37enne, ha riportato gravi lesioni al volto e un taglio alla carotide. Dopo diverse ore in sala operatoria è stata dichiarata fuori pericolo.

La sospensione dei rapporti tra padre e figlio è sollecitata nella consulenza tecnica d’ufficio sulla capacità genitoriale legata alla causa di separazione tra Manfrinati e Lavinia Limido. Consulenza che è stata depositata in Tribunale a Busto Arsizio soltanto quattro giorni prima rispetto al massacro che ha portato in carcere il 40enne ex avvocato, che ora deve rispondere di omicidio e tentato omicidio. Il giudizio emerso dal documento, si apprende dalla Procura di Varese, ha scatenato l’ennesima reazione violenta di Manfrinati nei confronti della ex moglie, minacciata con dei messaggi che appaiono ora come una premonizione della tragedia.

Una tragedia che poteva e doveva essere evitata per Marta Criscuolo, madre di Lavinia e moglie di Fabio Limido, corso in strada ieri poco dopo mezzogiorno per proteggere la figlia dopo averla sentita urlare, e colpito più volte al busto e al collo con delle coltellate che non gli hanno lasciato scampo. Criscuolo, avvocato civilista, è stata ascoltata questa mattina dal sostituto procuratore Maria Claudia Contini, e all’esterno del Tribunale di Varese ha parlato con i cronisti dell’incubo vissuto dalla sua famiglia a causa del comportamento di Manfrinati, che per gli atti persecutori a giugno 2023 era stato raggiunto dal divieto di avvicinamento alla ex moglie e ai suoi genitori: «Il pm aveva chiesto l’arresto, che è stato negato – sottolinea Criscuolo – e il divieto di avvicinamento non è servito a nulla. Doveva essere arrestato prima. Tante volte ho detto che era pericoloso, mi dicevano “stia calma, non si agiti”».

La misura era stata preceduta da un provvedimento analogo, risalente al 2022, quando Lavinia Limido viveva ancora a Busto Arsizio e aveva denunciato il marito per maltrattamenti. «Il divieto di avvicinamento, chiesto dal pm, è stato in seguito revocato su richiesta del procuratore capo, che ha inoltre chiesto l’archiviazione per i maltrattamenti, ritenendo non credibile la persona offesa – fa sapere l’avvocato Fabio Ambrosetti, che assiste la famiglia di Lavinia Limido – Se quando è stato commesso lo stalking a Varese fosse stata ancora in essere la misura disposta a Busto Arsizio, forse il provvedimento cautelare per gli atti persecutori sarebbe stato più severo».

Furono proprio i maltrattamenti a spingere Lavinia a scappare da casa e a denunciare Manfrinati. «Mia figlia è stata costretta a nascondersi da un’amica, fuori provincia – ha raccontato Marta Criscuolo – Indossava una parrucca, aveva una guardia del corpo. Noi tutti ci siamo dotati di una pistola al peperoncino».

Gomme bucate, pugni al padre di Lavinia, insulti alla madre («darmi della t…, della pu….. e della terrona era consuetudine per lui») e quasi una decina di querele sporte contro Manfrinati, sono episodi e atteggiamenti che fanno parte di un rapporto tormentato, che nel 2020 ha avuto un nuovo punto di rottura: «Dopo il Covid lui ha perso il controllo su mia figlia e sul bambino – ha ricordato Criscuolo – Mia figlia ha iniziato a lavorare come socia di mio marito in azienda, e la gelosia e l’invidia a nostro avviso hanno esasperato il suo atteggiamento».

Le ultime parole di Marta Criscuolo sono per il marito, che «ha fatto da scudo alla famiglia per tutta la vita, e lo ha fatto anche con il suo gesto finale»; ma riguardano anche il modo in cui le circostanze degli ultimi anni hanno inciso sul suo ruolo di madre, sulla necessità di proteggere la figlia: «Per un figlio si fa questo ed altro. Sarei andata avanti a proteggerla anche per vent’anni. Nessuno mi piega».

Marco Manfrinati, che ieri in questura, davanti al pm, si è avvalso della facoltà di non rispondere, si trova in carcere a Varese, dove oggi pomeriggio incontrerà il suo difensore, l’avvocato Fabrizio Busignani: «Ieri ho avuto con lui un’interlocuzione minima nella camera di sicurezza della questura – afferma il legale – Era in uno stato non idoneo a rendere dichiarazioni, spero di trovarlo oggi in una condizione che consenta di parlare di quanto accaduto. Per il momento qualsiasi altra dichiarazione risulterebbe prematura»

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