Varese | 5 Giugno 2024

La mamma di Lavinia: «Fuggì per non essere uccisa»

Manfrinati, in carcere per il massacro di via Menotti, è accusato anche di stalking per fatti del 2023. Vittime gli ex suoceri e l'ex moglie. Criscuolo: «Mia figlia ha salvato sé stessa e il bambino»

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C’è una storia di atti persecutori, tra minacce di morte e passaggi in auto sotto casa con insulti pronunciati tra i colpi di clacson, nel periodo che ha preceduto di circa un anno il massacro di via Ciro Menotti a Varese, dove il 40enne Marco Manfrinati, lo scorso 6 maggio, ha ucciso a coltellate l’ex suocero Fabio Limido, sfregiando al volto e lasciando a terra in fin di vita l’ex moglie Lavinia.

Una storia fatta di sofferenza, tormenti e inquietudine che Marta Criscuolo, moglie di Fabio e madre di Lavinia, ha raccontato in tribunale a Varese nel processo per stalking in cui la donna – assistita dall’avvocato Fabio Ambrosetti – è parte civile insieme alla figlia, e nel quale è imputato (e difeso dall’avvocato Fabrizio Busignani) l’uomo in carcere per l’omicidio e il tentato omicidio di inizio maggio.

Un racconto, quello di Criscuolo, partito da un periodo che risale all’estate del 2022: Lavinia scappa con il figlio dal marito e si nasconde da un’amica fuori provincia: «Lui la maltrattava e un giorno le aveva detto che avrebbe ucciso tutti e si sarebbe tolto la vita. A quel punto mia figlia è fuggita. È tornata da me e quando mi ha detto “metti in salvo il bambino” ho capito la gravità della situazione».

Le prime avvisaglie c’erano già state, ha aggiunto la testimone. Nel 2021: «Mia figlia era felice solo quando tornava a casa da noi. Aveva cambiato vita, rinunciando all’avvocatura per entrare nell’azienda di famiglia. Un fatto che ha aumentato la gelosia e il malumore di Manfrinati». Gli atti persecutori oggetto del processo sono ancora lontani, ma il clima è già pesante: «A Lavinia erano state tolte le carte di credito. Doveva stare attenta a tutto quello che diceva».

Facilmente irascibile, molto esposto alla violenza e all’offesa. Così Criscuolo ha descritto l’imputato rispondendo alle domande delle parti, e citando un esempio in particolare: «Io per lui ero una terrona di m… Un giorno lo ha detto davanti a mio marito, che lo ha cacciato di casa e si è preso tre pugni in faccia».

La tensione esplode nell’estate del 2023 quando, in base alle indagini, Manfrinati scopre che la ex moglie di sta muovendo legalmente per ottenere l’affidamento esclusivo del figlio. La famiglia Limido per difendersi dagli atti persecutori installa le telecamere, compra delle bombolette di spray al peperoncino, si rivolge di continuo alle forze dell’ordine. Marta Criscuolo, ha ricordato lei stessa in udienza, si abitua a parcheggiare l’auto in modo da agevolare la fuga in caso di necessità.

Oltre allo stile di vita, le vicende culminate con il massacro del 6 maggio, hanno modificato anche i progetti della donna ascoltata in aula: «Avrei voluto viaggiare con mio marito, recuperare quel tempo dedicato al lavoro e alla famiglia. Ma mio marito è morto per salvare Lavinia. E ora, per onorare il suo gesto, ho il compito di assicurare stabilità e sicurezza alle mie figlie e a mio nipote».

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