Nel 2020 aveva denunciato il compagno, ma a quattro anni di distanza dai fatti, cioè dai giorni in cui lui l’avrebbe picchiata e ricoperta di insulti in più occasioni, fino a spingerla ad andarsene di casa, ha dichiarato ai giudici del Tribunale di Varese di non ricordare nulla: «Mi dispiace, è passato troppo tempo. Me ne sono andata di casa perché non ci volevamo più bene. Volevo la mia indipendenza, volevo stare per conto mio».
E così i giudici del collegio hanno assolto l’uomo, un 56enne della Valceresio, dalle accuse di maltrattamenti e lesioni ai danni della compagna dell’epoca, accogliendo la richiesta del pubblico ministero («non è stata raggiunta la prova della colpevolezza») e del difensore dell’imputato, l’avvocato luinese Corrado Viazzo.
«La vicenda è molto complicata a livello sociale e umano», ha sottolineato il pm prima di formulare la richiesta d’assoluzione, accolta con un lungo pianto dall’imputato. In aula prima del verdetto avevano testimoniato un’altra ex del 56enne (da cui l’uomo aveva divorziato prima dei fatti finiti al centro del processo) e l’ex marito della persona offesa. Ed è proprio dai loro racconti che è in parte emersa la complessità a cui il magistrato ha fatto riferimento nella sua requisitoria.
«Lui urlava sempre contro di lei, e io non mi sono mai intromessa, fino ad una sera in cui mi sono resa conto che stavano oltrepassando il limite, e ho rivisto una scena che avevo già vissuto in prima persona». Parole pronunciate dall’ex consorte dell’imputato, che prima dei fatti oggetto del processo aveva denunciato l’uomo, sempre per maltrattamenti, e che nel 2020 abitava accanto alla coppia. L’episodio da lei riassunto è uno di quelli denunciati dalla persona offesa: lui le sputa, poi la colpisce con un bastone; lei urla «non mettermi le mani addosso», esce di casa, va dalla vicina – che ha osservato la scena da una porta finestra – e le dice di chiamare i carabinieri.
«Vere e proprie bufale», ha invece affermato in merito alle accuse l’ex marito della persona offesa, che parlando della donna è stato diretto: «Quando non la accontenti più, hai finito di star bene, lo dico per esperienza». E ha poi ringraziato l’imputato per quello che sta facendo per sua figlia, che vive ancora insieme al 56enne ed è anche figlia della persona offesa.
La presunta vittima dei maltrattamenti avrebbe mentito, stando alle conclusioni del pm: nel momento della denuncia fatta davanti ai carabinieri, oppure in udienza dove il magistrato, dopo aver ascoltato la sua deposizione, ha chiesto la trasmissione degli atti alla Procura. L’ufficio valuterà se ci sono le condizioni per contestare alla donna il reato di calunnia.
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