Luino | 18 Aprile 2024

Luino, lettera al deputato Pellicini: «Italia in prima linea per commercio di armi, apriamo dibattito»

Il Tavolo per la Pace Alto Verbano contro la modifica della legge 185/90: «Pace, guerra, armi, territorio. Tutto passa dalle scelte che abbiamo affidato a lei e a tutti i rappresentanti in Parlamento»

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Riceviamo e pubblichiamo una lettera aperta che il Tavolo Per la Pace dell’Alto Verbano ha indirizzato all’onorevole luinese Andrea Pellicini sul tema della corsa agli armamenti “che agita tutto il mondo”: un appello rivolto all’ex sindaco di Luino ad aprire un dibattito sulla modifica della legge 185/90 sull’export militare, anche a margine dell’intervento di ieri alla Camera dei Deputati.

Onorevole Andrea Pellicini,

ci rivolgiamo a lei in quanto rappresentante delle istituzioni nazionali ma anche di questo territorio che ben conosce e al quale è molto legato.

Siamo un gruppo di persone del Luinese, molti di noi la conoscono personalmente e hanno avuto occasione di sperimentare la sua disponibilità al confronto e al dialogo sia nella vita privata e professionale, sia nella carica di sindaco. Per questo vorremmo che il dialogo si mantenga anche oggi che lei riveste un ruolo nelle istituzioni centrali, e in particolare nella più alta forma di rappresentanza popolare: il Parlamento.

Le scriviamo a nome del “Tavolo per la Pace dell’Alto Verbano” che è attivo dalla fine del 2022 per informare, sensibilizzare, testimoniare l’unica scelta possibile per governare le relazioni tra i popoli: la pace, appunto. Purtroppo questi sono tempi cupi, lo vediamo bene con i tanti conflitti in corso che in misura minore o maggiore ci coinvolgono; e non si prospettano scenari migliori se consideriamo la folle corsa agli armamenti che agita tutto il mondo.

La nostra Italia è in prima linea per quanto riguarda la produzione e il commercio di armi, questo è un orgoglio per alcuni ma una vergogna per molti come noi. Siamo fabbricanti di morte. Per fortuna, o meglio grazie alla mobilitazione della società civile verso la fine del secolo scorso, nel 1990 abbiamo approvato una legge innovativa e importante [L. 185/90] che prevede il divieto di invio di armi verso Paesi in conflitto o in cui vi siano gravi violazioni dei diritti umani e pone l’obbligo di trasparenza riguardo le esportazioni e i soggetti che finanziano queste operazioni (le cosiddette “banche armate”).

Questa legge non ha impedito che le armi finissero anche in contesti a dir poco discutibili (per esempio in Yemen, in Russia e di recente in Ucraina ed Israele), ma perlomeno ha permesso al Parlamento e a tutta la società di avere informazioni su questi traffici con un rapporto annuale dettagliato che diventa la base di un dibattito politico serio e documentato.

Oggi il Governo vuole modificare la Legge 185/90, riducendo i controlli e gli elementi di trasparenza che la caratterizzano, e addirittura eliminando totalmente le informazioni sui movimenti finanziari.

Perché questa volontà? Viene detto che la legge attuale costituisce un freno al commercio delle armi in un momento storico che ne richiede un incremento. Siamo sicuri che continuare ad enfatizzare la dottrina della deterrenza nei rapporti tra nazioni renda il mondo più sicuro? La storia, l’analisi dei dati dimostra il contrario e una vasta letteratura lo conferma. Un mondo più armato diventa più pericoloso, più pronto a combattere. Sembra proprio soltanto un favore ai produttori di armamenti…

Per quale motivo non dovremmo sapere se le nostre banche investono e guadagnano dal commercio delle armi? Non siamo forse cittadini liberi di scegliere? O forse il denaro e il guadagno comprano il silenzio perché sono diventati l’unica cosa che conta, anche a prezzo della vita degli altri?

Onorevole Pellicini, nelle prossime settimane sarà chiamato a votare la modifica della legge 185, già approvata dal Senato, alla Camera dei Deputati. Cosa voterà? Con quale motivazione? Cosa dirà ai suoi colleghi? Apriamo un dibattito, crediamo che sia nostro diritto avere delle risposte, e suo dovere mettersi in ascolto dei cittadini che rappresenta.

La pace e la guerra non sono argomento per pochi, il commercio di armi non è un tema da tenere sotto silenzio. Allargando il discorso, lo scorso anno il nostro Paese ha speso oltre 28 miliardi di euro per la difesa, di cui 5,9 miliardi per nuovi armamenti. Quanti ospedali potevamo costruire, quanti dottori e infermieri assumere, quante scuole rendere eccellenti, quante frane e alluvioni potevamo prevenire con quei soldi?

Pace, guerra, armi, territorio… Tutto passa dalle scelte che noi abbiamo affidato a lei come a tutti i nostri rappresentanti in Parlamento.

Onorevole Pellicini, Andrea… starà dalla parte giusta?

Il Tavolo Per la Pace dell’Alto Verbano

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