L’acqua come bene comune, da tutelare nel nostro interesse e pensando alle generazioni che verranno. Un messaggio che ieri, venerdì 22 marzo, ha fatto il giro del mondo per la giornata internazionale dedicata al tema. E che sul territorio dell’alto Varesotto è da mesi al centro di un interessante progetto lanciato dal Club Alpino Italiano e portato avanti dalla propria Struttura Operativa Sentieri e Cartografia (SOSEC).
Un progetto che tra le Valli del Verbano sta entrando nel vivo grazie al contributo sul campo del luinese Sergio Peduzzi – socio ed ex presidente del Cai Luino, presidente della Commissione lombarda del Cai che si occupa di sentieri e consigliere SOSEC – e da Dario Morganti, socio Cai di Laveno. Lo scopo di questo lavoro è individuare e studiare le sorgenti d’acqua presenti in ambiente montano a livello locale (ma l’attività grazie ai soci e volontari del Cai viene svolta in tutta Italia), per capire quanto i cambiamenti climatici abbiamo influito sulle loro caratteristiche.
E mentre la struttura operativa SOSEC é impegnata per stringere accordi con università e altri enti, al fine di avere sempre più supporto per analizzare e interpretare i dati, tutti i cittadini appassionati di escursioni possono contribuire ad arricchire la mappa di nuovi punti. Come? «Segnalando la presenza di una sorgente lungo i sentieri – spiega Sergio Peduzzi – grazie all’apposita indicazione “waypoint” sull’app del Sentierista, l’applicazione del Cai scaricabile gratuitamente dagli store digitali». All’escursionista bastano un cronometro e una borraccia dal volume conosciuto e da riempire con l’acqua per misurare la portata della sorgente. Il secondo step consiste nell’inserimento dei dati dati nell’apposito form presente nell’applicazione dati sulla mappa dell’app.
Negli ultimi mesi la ricerca delle sorgenti in provincia di Varese si è sviluppata anche attraverso le banche dati di diversi enti territoriali. E il numero complessivo di sorgenti rilevate è passato da cinquanta a circa duecento. In tutta Italia è già stata superata la soglia dei 100 mila punti. Nel frattempo all’interno del gruppo di lavoro è stato messo a punto un meccanismo di coordinamento scientifico, per la lettura dei dati, tra SOSEC ed esperti provenienti dal mondo accademico.
Ma le competenze scientifiche, come detto, riguardano solo una parte del lavoro da svolgere. «Il progetto di scienza partecipata ha l’ambizione di unire scienziati e semplici appassionati di montagna e di camminate – ricorda in conclusione Peduzzi – Ed è davvero alla portata di tutti». Un bell’esempio di come prendersi cura del proprio territorio. (Foto di copertina: fontana di Arì, sopra Cuveglio)
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