La neutralità della Svizzera per quanto riguarda l’esportazione di materiale bellico ha inciso sugli introiti relativi a questo settore, che nel 2023 ha registrato un calo di vendite all’estero pari al 27% rispetto al 2022.
La Confederazione elvetica, lo scorso anno, ha esportato materiale bellico in 58 Paesi, per un totale di 696 milioni di franchi, si apprende dal report della Segreteria di stato dell’economia (Seco). Va specificato che la Svizzera non esporta materiale bellico nei Paesi in guerra, e vieta a chi lo acquista di riesportare le proprie armi in zone di guerra. Dunque nel conteggio non sono presenti esportazioni verso l’Ucraina, dove da due anni è in corso il conflitto causato dall’invasione russa.
«Dall’annessione russa della Crimea nel 2014 – si legge a questo proposito nella nota della Seco – la Svizzera applica il diritto di neutralità alle relazioni con la Russia e l’Ucraina. Questo approccio è rimasto invariato anche in seguito all’aggressione militare russa. In virtù del principio di parità di trattamento sancito dal diritto di neutralità, la Svizzera non può autorizzare le richieste di trasferimento di materiale bellico di provenienza elvetica all’Ucraina finché questo Paese è coinvolto in un conflitto armato internazionale. Anche i criteri di autorizzazione stabiliti nella legge federale sul materiale bellico escludono la fornitura di materiale bellico a Paesi coinvolti in un conflitto armato internazionale».
La questione è stata recentemente affrontata anche in Parlamento, con una mozione promossa da una deputata di Centro allo scopo di cambiare la regolamentazione del commercio degli armamenti, superando lo scoglio del divieto di esportazione nei Paesi in cui sono in corso guerre. E la mozione è stata bocciata.
Per la Svizzera le esportazioni di materiale bellico, si apprende sempre dalla Seco, corrispondono allo 0,18% delle esportazioni complessive di merci. Il materiale bellico va soprattutto in Germania (spesi 168 milioni di franchi), in Danimarca (73 milioni), negli Stati Uniti (54 milioni), in Arabia Saudita (53 milioni) e in Romania (39 milioni). Nel 2023 le transazioni di maggiore entità hanno riguardato munizioni, tra cui quelle specifiche per sistemi di difesa antiaerea, e i veicoli blindati.
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