(Renzo Fazio, dalla pagina Facebook “Germignaga, ricordi dal passato”) “Forse son pochi quelli che conoscono l’esistenza di una via del Chioso!”. Così cominciava un trafiletto scritto oltre cinquant’anni fa da un anonimo cronista sulle pagine del settimanale “l’Eco del Varesotto”, ma probabilmente anche ai giorni nostri, sono in molti ad ignorarne l’esistenza.
Per essere precisi, non si tratta di una via, ma di un vicolo, assai piccolo e stretto e oltretutto privo di qualsiasi cartello che ne indichi la denominazione. Per imboccarlo, bisogna entrare da uno degli angoli di Piazza Partigiano e andare in parallelo alla via al lago, oppure dalla parte opposta, attraverso un cancello normalmente aperto, ma attraverso un passaggio privato.
L’autore dello scritto di allora si interrogava però anche sull’origine del nome di questa via, scrivendo: “Come mai sia così denominata non è dato saperlo (chissà che non ci sia chi ci può dare preziosi lumi in merito)”…
Non so se qualcuno fornì o meno questa risposta allo scrivente, in caso negativo e per curiosità di tutti (o di pochi…) un paio di ipotesi le provo a formulare oggi, chiedendo nel contempo conforto ai più esperti oppure a chi conosce l’effettiva motivazione. La parola Chioso, secondo il lessicografo Egidio Forcellini, autore del “Lexicon totius latinitatis” deriva dal latino “clausum” vocabolo che restituisce molte differenti traduzioni fra cui chiuso o serrato, ma anche utilizzato per identificare un podere o un terreno racchiuso tra siepi o muri, secondo una versione di un altro storico latinista, Charles Du Fresne, sieur Du Cange. A volte, espresso nella lingua volgare, con la variante “cios” quando il terreno era prevalentemente coltivato a vite o con altri alberi da frutto.
Sulla base di quanto appena citato, il vicolo del Chioso forse fu così chiamato perché originariamente non consentiva di arrivare fino all’attuale via Mameli, ma si trattava di un vicolo chiuso senza sbocco. Tuttavia, anche la seconda traduzione che ho menzionato può essere considerata, in quanto è probabile che originariamente il vicolo conducesse ad un vasto appezzamento di terra, presumibilmente delimitato, di cui potevano beneficiare più possessori.
Quest’area era identificata sulle mappe del Catasto Teresiano del 1722 con i numeri 88 e 89 e si estendeva dai margini dell’attuale Piazza Partigiano e quelli di via Mameli (che ai tempi corrispondeva alla riva del lago…). Nella descrizione catastale era classificata come “aratorio vitato” (ovvero piantumato con vigna) e in parte utilizzato come orto. Ne godevano l’utilizzo dieci differenti proprietari, di cui cinque appartenenti alle famiglie Bertonotti, Viani, Fossati, Passera e Battaglia, più una parte destinata alle suore Orsoline, che risiedevano nell’adiacente casa che si affacciava sull’attuale Piazza Partigiano. Anche la toponomastica locale, può essere interessante e curiosa da studiare!
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