Luino | 16 Febbraio 2024

Frontalieri, Luino: «No alla tassa della salute»

Il consiglio comunale con una mozione chiede di bloccare la nuova imposta, voluta dal Governo per chi lavora oltre confine. Servirà per finanziare il Sistema sanitario nazionale

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No ad una nuova tassa che va a colpire i frontalieri. Il provvedimento in questione è la cosiddetta tassa della salute, una imposta annuale introdotta con l’ultima Legge di bilancio e finalizzata a ridurre l’esodo di medici e infermieri verso la Svizzera, offrendo bonus economici da alimentare attraverso una imposta che andrà a colpire i redditi dei “vecchi” frontalieri, cioè coloro che lavorano oltre confine da prima dell’entrata in vigore del nuovo accordo fiscale.

La presa di posizione invece è del consiglio comunale di Luino, che durante l’ultima seduta ha approvato all’unanimità una mozione firmata dal consigliere Furio Artoni, utile ad esprimere il parere negativo dell’assemblea rispetto alla nuova tassazione, e a chiedere agli enti superiori di attivarsi per arrivare alla rimozione della tassa stessa.

La tassa, secondo Artoni, non risolverà il problema degli operatori sanitari che dall’Italia vanno a lavorare in Svizzera, «dove sono migliori le condizioni economiche ma anche quelle lavorative». Il consigliere del gruppo Azione civica per Luino e frazioni ha espresso inoltre perplessità e timori.

I dubbi riguardano il modo con cui la tassa verrà effettivamente applicata al reddito dei frontalieri; le paure si legano a possibili conseguenze nell’ambito degli accordi bilaterali che regolano i rapporti tra Italia e Svizzera: «La tassa della salute è una decisione presa dall’Italia senza consultare i partner elvetici, e questo – ha ricordato Artoni – potrebbe condurre all’attivazione di una “clausola ghigliottina” presente negli accordi, e che li farebbe saltare in blocco, con gravi ripercussioni sulla circolazione di merci e persone». Proprio in merito alla compatibilità tra la tassa sanitaria e gli accordi bilaterali, sono in corso oltre confine delle verifiche condotte dai Dipartimenti federali delle finanze e degli affari esteri, come riportano diversi quotidiani svizzeri.

Per il consigliere Franco Compagnoni (del gruppo Sogno di Frontiera) oltre a dire no alla tassa bisognerebbe trovare una alternativa per reperire fondi da impiegare a sostegno della sanità del territorio, visto che questa esigenza è stata messa in primo piano dal Governo con la nuova tassa: «Il Governo centrale dice di tutelare la sanità periferica. Capitalizziamo questo aspetto nel modo giusto, senza massacrare i frontalieri e il nostro territorio, che è già in sofferenza nel settore sanitario e in quello dei trasporti. Serve intervenire politicamente, ma dobbiamo muoverci insieme».

L’ok alla mozione, come detto, è arrivato anche dai banchi della maggioranza, dove il sindaco Enrico Bianchi ha sottolineato che le trattative per far fronte alla tassa devono sbloccarsi in ambito sindacale, perché «è da lì che possono arrivare dei risultati importanti». E a questo proposito il primo cittadino ha affermato di guardare con interesse all’incontro che si terrà il 24 febbraio a Lavena Ponte Tresa, con i rappresentanti di sigle sindacali italiane ed elvetiche. Un incontro organizzato dal sindaco della città, Massimo Mastromarino, che è anche presidente dell’associazione dei Comuni italiani di frontiera: «Si sta muovendo con attenzione e competenza e ho fiducia nel suo operato», ha aggiunto in conclusione Bianchi.

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