Con un articolo del “Corriere del Ticino”, dal titolo «L’estremo paradosso: l’Italia vuole abolire il frontalierato”, si è innescato un acceso dibattito tra i politici del Varesotto eletti a Roma, riguardante il futuro dei frontalieri italiani che ogni giorno varcano il confine per andare a lavorare, a pochi giorni dell’entrata in vigore della nuova tassazione.
A confrontarsi, nell’alto Varesotto, sono i deputati di maggioranza, Stefano Candiani della Lega e Andrea Pellicini di Fratelli d’Italia, che hanno criticato apertamente quanto detto dai colleghi di opposizione Toni Ricciardi, storico e deputato Pd, e dal senatore dem Alessandro Alfieri. Al centro della discussione l’argomentazione del quotidiano elvetico, «Con una norma contenuta nella legge delega attualmente in discussione alla Camera il Governo di Roma potrebbe eliminare, dal punto di vista fiscale, lo status di chi ogni giorno varca la dogana per andare a lavorare – Le ragioni di una svolta».
In realtà si tratta di una proposta presentata dal deputato leghista Domenico Furgiuele, negli scorsi giorni. «Si tratta di considerazioni farneticanti, prive di fondamento e fatte solo per gettare discredito sull’azione del Governo – esordisce il leghista Stefano Candiani -. Il merito della questione è surreale, si cita una proposta di legge di un deputato calabrese della Lega, fatta per mettere le tasse ai frontalieri e punirli. Niente di più falso, non esiste nulla di simile. Furgiuele ha sottoscritto un emendamento che non ho ho potuto depositare io, che impegna il Governo ad adottare ogni iniziativa di propria competenza finalizzata a modificare il meccanismo di contribuzione, introducendo un criterio di progressività del prelievo in rapporto al reddito netto con un tetto minimo e massimo mensile del contributo da 30 a 190 euro».
«Addirittura si è creato un silogismo che prevede la tassazione ai frontalieri per creare il ponte sullo Stretto di Messina – prosegue ancora Candiani -, una cosa che è orribile già nella sua impostazione. Poi si parla di modifiche ulteriori in materia fiscale per i frontalieri, che anche in questo caso è falso. Il rapporto tra lo Stato italiano e la Confederazione elvetica è normato dal nuovo accordo siglato nel 2023, che norma lo stato dei frontalieri entro i 20 chilometri dal confine. La delega fiscale riguarda i lavoratori italiani all’estero, sicuramente non i frontalieri. Trovo molto scorretto questo modo di operare, sia da parte di chi fa informazione perchè non verifica le fonti, sia da parte di chi cerca di crearsi un vantaggi politico».
A fargli eco è anche il deputato di Fratelli d’Italia, il luinese Andrea Pellicini. «Stupisce che anche persone serie dell’opposizione come il Senatore Alessandro Alfieri si prestino ad una polemica di bassa lega, come quella messa in questi giorni, per far credere che il governo, al fine di fare cassa, miri a tassare in Italia i frontalieri oggi tassati solo in Svizzera».
«Non c’è nulla di più falso – incalza ancora Pellicini -. La tassazione dei frontalieri è regolata dall’accordo internazionale Italia – Svizzera, ratificato con la legge 83/2023, votata all’unanimità dalle forze politiche in Parlamento e non solo da PD. L’accordo internazionale definisce la figura del lavoratore frontaliere come quella di colui che: 1) e’ fiscalmente residente in un Comune il cui territorio si trovi entro 20 chilometri dalla frontiera; 2) lavora come dipendente nell’area di frontiera dell’altro Stato; 3)di regola, rientra ogni giorno dal lavoro al proprio domicilio».
«Il collegato 90 alla Riforma fiscale sulla fiscalità internazionale nulla ha a che fare con lo status dei frontalieri, ma ridefinisce il criterio di residenza fiscale, sostituendo il criterio del domicilio con quello della residenza effettiva, nel rispetto delle convenzioni internazionali sul tema – va avanti l’ex sindaco di Luino -. Ebbene, nel caso dei frontalieri questo problema non sussiste, in quanto è l’accordo fiscale che li definisce fiscalmente residenti in Italia e, nonostante ciò, li assoggetta alla tassazione svizzera (totale per i vecchi frontalieri, parziale per i nuovi).
«Quindi è assolutamente falso e palesemente scorretto affermare che l’attuazione della delega fiscale miri a far tassare in Italia in frontalieri. Ciò andrebbe ovviamente a violare un trattato internazionale che, invece, per essere modificato, necessita dell’accordo dei due Stati. Comprendo pertanto l’indignazione manifestata sui medesimi temi dall’onorevole Stefano Candiani», afferma Pellicini.
«Vengo dalla carriera diplomatica e so benissimo come funzionano gli accordi internazionali, non ho bisogno di lezioni su questo – replica anche il senatore Dem, Alessandro Alfieri -. È sotto gli occhi di tutti che in questi ultimi due mesi abbiamo assistito a diverse novità negavite per i frontalieri, volute dalla destra».
«La prima è l’introduzione di una tassa della salute per i nuovi frontalieri, mentre la seconda è l’arretramento sullo smartworking: quando era a portata di mano l’estensione al 40%, questo governo non è stato in grado di farlo. Si tratta di un’altra penalizzazione per i frontalieri. Infine, l’introduzione di un frazionamento giornaliero della riforma fiscale, che rischia di penalizzare fiscalmente i lavoratori frontalieri, nel caso in cui non venga aggiunta una clausola che li escluda, cosa che si può fare senza problemi. Mi aspetto che tutte le forze politiche del territorio se ne facciano portavoce. Siccome c’è un precedente, quello di Tremonti che per far cassa fece razzia dei contributi per l’indennità di disoccupazione dei frontalieri, il mio auspicio è che si eviti un altro caso simile», conclude Alfieri.
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