Varese | 12 Dicembre 2023

Tentato omicidio di Cittiglio: condannato a 7 anni

Il verdetto del tribunale sui fatti del 10 marzo scorso quando un 29enne cercò di soffocare la zia acquisita con uno strofinaccio imbevuto di ammoniaca. L’imputato dovrà risarcire la persona offesa

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Colpevole di aver tentato di togliere la vita alla zia acquisita, la mattina del 10 marzo scorso, nell’abitazione della donna a Cittiglio. E condannato a sette anni di reclusione.

Questo il verdetto del tribunale di Varese, che ha accolto la richiesta del pubblico ministero di condannare l’imputato 29enne, anche se il magistrato aveva chiesto una pena decisamente più severa: 12 anni e 5 mesi.

Nessun dubbio da parte del pubblico ministero sulle finalità di quell’aggressione iniziata mentre la donna, 40 anni, stava dormendo da sola nel suo letto, dopo che il compagno era già uscito per andare al lavoro. L’odierno imputato le era saltato addosso, premendole sul volto uno strofinaccio imbevuto di ammoniaca. «E con l’ammoniaca si può provocare la morte di una persona», ha aggiunto il pm nella sua requisitoria.

A sollevare perplessità è stato invece l’avvocato della difesa, Corrado Viazzo: la persona offesa durante il dibattimento non è stata precisa sulla dinamica del fatto, non ha saputo specificare se l’aggressione era terminata perché il 29enne aveva desistito, oppure perché lei si era liberata dalla presa del giovane. Entrambi, negli attimi immediatamente successivi al fatto, avevano chiamato i carabinieri, e il 29enne si era fatto trovare in strada all’arrivo dei militari dell’Arma, ancora stordito per l’abuso di alcol e cocaina, risalente alla sera prima, e preoccupato di poter essere ancora pericoloso se lasciato in libertà.

Tra i punti al centro della tesi difensiva, anche l’utilizzo di «ammoniaca trovata in casa». Un prodotto destinato alle pulizie che, secondo l’avvocato Viazzo, non avrebbe potuto causare la morte della persona aggredita, considerando il breve lasso di tempo – circa dieci secondi – durante il quale lo strofinaccio imbevuto della sostanza era rimasto sul volto della donna.

Le ragioni dell’aggressione? Non sono emerse in aula, «dove l’imputato non ha negato di aver commesso il fatto», ha sottolineato l’avvocato Simona Ronchi, che ha assistito la 40enne, parte civile nel procedimento. L’avvocato aveva chiesto un risarcimento di 65mila euro per i danni patiti dalla sua assistita, tuttora in cura dopo la vicenda dello scorso marzo. Il tribunale ha disposto un risarcimento di 25mila euro.

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