In occasione della Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, anche a Cremenaga si è svolto un piccolo momento di ricordo delle vittime e di sensibilizzazione sul tema.
Lo scorso anno, nel paese a due passi dal confine elvetico, l’amministrazione comunale e l’associazione Anemos Lombardia avevano dedicato una panchina rossa a Stefania Pivetta e Giulia Maja, madre e figlia di Samarate uccise dal marito e padre Alessandro Maja.
Lo stesso punto è stato scelto per ribadire, come ha fatto il sindaco Domenico Rigazzi, l’importanza di questa panchina rossa come simbolo e segno tangibile di una piaga che, purtroppo, non si ferma e che vede ogni anno tante donne perdere la vita per mano di chi diceva di amarle, ma anche di non abbassare mai la guardia e di prestare attenzione a tanti segnali che possono rendere palesi situazioni di violenza.
In tale occasione anche la cremenaghese Anna Maria Chiesa ha letto un suo breve scritto dedicato a questo doloroso argomento: «Sedersi su di una panchina rossa vuol essere un invito per fermarsi a riflettere. La violenza è una scelta sempre e comunque sbagliata. Sensibilizzare è un nostro dovere perché è educativo. Dobbiamo ricordare, soprattutto ai giovani, il rispetto verso la vita di qualsiasi persona, senza trasformare l’amore in odio. Purtroppo odio, rancore e gelosia uccidono due volte. Il nostro pensiero di oggi è rivolto anche a Nicolò (Maja, ndr) e ai suoi nonni che, per questa situazione, stanno vivendo un ergastolo a vita. Stefania… Giulia…. Date voi la forza di andare avanti».
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