Varese | 28 Ottobre 2023

Funivia di Monteviasco, morte di Silvano Dellea: «Accuse fragili»

Processo alle battute conclusive. I legali degli ingeneri imputati contestano la ricostruzione del pm: determinante il comportamento del manutentore

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Un lavoratore che aveva grande esperienza, ma che ha sbagliato e ha avuto una sfortuna infinita. Per l’avvocato Massimo Mussato sono le uniche cose certe dell’incidente avvenuto alla funivia di Curiglia con Monteviasco il 12 novembre 2018, costato la vita a Silvano Dellea, capo servizio dell’impianto.

Il legale lo ha sottolineato nella sua arringa, in tribunale a Varese, per chiedere l’assoluzione dei due dipendenti Ustif (all’epoca dei fatti ufficio territoriale del ministero dei Trasporti) nel processo per la morte di Dellea, giunto alle battute conclusive dopo la richiesta di condanna fatta dal pubblico ministero per i nove imputati: ingegneri e consiglieri della cooperativa che nel 2018 gestiva la funivia.

I due aspetti citati dell’avvocato sono stati portati più volte all’attenzione delle parti durante il lungo processo. Dellea, stando alla tesi difensiva, aveva effettuato un controllo della linea – la cui natura effettiva non è mai stata chiarita – il giorno della sua morte. Lo aveva fatto viaggiando appeso fuori dalla cabina, anziché posizionandosi all’interno del mezzo, dove avrebbe dovuto utilizzare una botola per le sue osservazioni; la cabina viaggiava ad una velocità incompatibile con qualsiasi controllo, è stato stabilito dai consulenti delle parti; ed era stato il manutentore, prima di iniziare il controllo, a mandare a casa la collega della stazione di valle, violando il regolamento d’esercizio. E’ proprio fuori da quella stazione che il suo corpo privo di vita, schiacciato tra la cabina e una passerella, fu ritrovato dalla collega – agente di stazione – al rientro dalla pausa pranzo.

Oltre a questo ci sono le «fragili accuse» formulate dalla Procura di Varese, ha affermato in aula l’avvocato Mussato nel chiedere l’assoluzione dei suoi assistiti: «Due professionisti che in oltre 30 anni di carriera nel settore delle funivie, non hanno mai avuto un incidente né un richiamo». E allora perché sono finiti a processo per omicidio colposo? Per via di un impianto accusatorio – ha spiegato il legale – smentito già dall’indagine ministeriale svolta dopo la tragedia, quando l’ente Digifema aveva indicato la condotta di Dellea come la causa del decesso.

Poi l’avvocato ha passato in rassegna tutti i capisaldi dell’accusa, a cominciare dall’assenza di un terrazzino fisso come protezione esterna della cabina: «Non serviva per i controlli assegnati a Dellea, e poteva essere sostituito da un terrazzino mobile, che alla funivia era presente, e che è stato inserito anche nel progetto per la riapertura dell’impianto». Concetti già portati all’attenzione del giudice dai difensori dei membri della cooperativa AuSuriv – che nel 2018 gestiva la funivia – a loro volta imputati.

«Ustif non doveva occuparsi di sicurezza sul lavoro, ma della sicurezza dei trasportati», ha aggiunto l’avvocato Mussato sempre in relazione alle accuse. Fondamentale in chiave difensiva anche la revisione dell’impianto approvata nel 2011, con «un nulla osta rilasciato da una Commissione formata dai massimi esperti nazionali nel settore funiviario».

Una posizione, quella dell’avvocato Mussato, condivisa dagli altri legali delle difese: l’avvocato Fausto Cisi, difensore del direttore d’esercizio della funivia, e gli avvocati Giorgio Tarabini e Cristina Gotti, che assistono il progettista della revisione generale. Tutti d’accordo sul fatto che ad oggi rimane l’incertezza assoluta su quale controllo volesse effettuare esattamente Dellea il 12 novembre 2018, mentre è certo – per i difensori – che l’incidente mortale è da attribuire al comportamento pericoloso del manutentore, e non alle presunte carenze in materia di sicurezza della funivia.

Ora le richieste di assoluzione e quelle di condanna (da un minimo di due anni e sei mesi a un massimo di tre) dovranno essere valutate dal giudice Marcello Buffa. Che pronuncerà la sentenza il primo dicembre.

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