«È vergognoso e inaccettabile calare dall’alto una tassa in questo modo, c’è un tema enorme di metodo sbagliato». Con queste parole il senatore Alessandro Alfieri, nonché responsabile PNRR e Riforme del Pd, in conferenza stampa a Varese, questa mattina è intervenuto sulle norme annunciate nella legge di bilancio e, in particolare, sulla proposta del governo di introdurre una nuova tassa a carico dei lavoratori frontalieri a copertura delle spese sanitarie, criticata fortemente anche dal sindacato ticinese OCST.
«Quando noi eravamo al Governo – ha esordito il senatore -, io insieme al viceministro all’Economia Antonio Misiani, avevamo avviato un processo innovativo per firmare il nuovo accordo Italia-Svizzera con un memorandum che riconosceva le specificità del territorio e istituiva un tavolo di confronto. Alla prima occasione il Governo targato Meloni-Salvini non si è preoccupato di coinvolgere forze politiche locali e sindacati, calando questo nuovo balzello che avrà un impatto notevole sulle tasche dei frontalieri».
«Non c’è stato alcun tipo di coinvolgimento, si poteva senza dubbio far meglio – ha proseguito ancora Alfieri -. Non è stata studiata neanche alcun tipo di gradualità e di progressività, si tratta di contributi cospicui, anche duecento euro in più al mese da versare, uguali per tutti, sia per il banchiere che per l’operaio. Al momento però non abbiamo ancora il testo definitivo, ma non capiamo neanche la discriminazione potenziale tra territori, tra una regione e l’altra, visto che potranno loro decidere l’aliquota da disporre ai pendolari italiani».
«Stupisce proprio che la Lega, che ha il Ministero dell’Economia e della Finanza, per giunta affidato ad un uomo della zona come Giancarlo Giorgetti, se ne freghi completamente di coinvolgere il territorio e cala dall’alto questa tassa – dichiara ulteriormente il senatore varesino Pd -. Non basta dire che daranno più soldi agli operatori sanitari di confine, tralasciando le coperture ipotetiche che sembrano sbagliate. Non credo sia giusto agire dando indennità che vengono mangiate dalle tasse, mentre sarebbe meglio una contrattazione di secondo livello per non pagarle, magari tramite compensi su spese scolastiche o mediche».
«Ci potevamo confrontare e invece non è stato così – critica ancora Alfieri -, non vi è stato alcun tipo di sensibilità verso il territorio. Daremo battaglia in Parlamento. Così come configurata questa proposta è una contraddizione unica: dopo aver letto il testo definitivo presenteremo emendamenti in grado di tutelare i nostri frontalieri».
A fargli eco è anche il sindaco di Lavena Ponte Tresa, nonché presidente dell’Associazione Comuni Italiani di Frontiera (ACIF), Massimo Mastromarino: «A caldo, prima di leggere bene tutti i documenti, non credo sia corretto che frontalieri debbano pagare le disfunzioni della Sanità di Regione Lombardia e Regione Piemonte. Per il momento si tratta di una bozza, non del documento ufficiale che andrà in discussione in Parlamento, mi auguro vivamente che possa essere corretto e rivisto».
«Usciamo da un accordo fiscale che è appena entrato in vigore, nel quale si evidenziava che non si sarebbero messe le mani in tasca ai frontalieri, non lo si può fare, è una questione di metodo – incalza ancora Mastromarino -. Avevamo espresso soddisfazione, nell’elaborazione dell’accordo, per il confronto tra sindacati, lavoratori e Comuni, mentre questa volta la tassa viene calata dall’alto. L’articolo 9 dell’accordo delinea il perimetro di fiscalità per i frontalieri, e il sistema sanitario che in Italia prevede una certa progressività, in questo caso invece ha una tassazione piatta».
«Penso si tratti di un provvedimento preso in fretta, i problemi della sanità di Lombardia e Piemonte non devono ricadere sulle spalle dei frontalieri», conclude Mastromarino.
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