Il caso delle presunte irregolarità nel voto per le elezioni comunali del 2019 a Maccagno con Pino e Veddasca torna in tribunale a Varese, dove si è aperto il processo ad un funzionario del Comune, accusato di falso, e ad un presidente di seggio accusato di aver violato la legge elettorale.
Stando alle contestazioni della Procura, il funzionario, difeso dall’avvocato Paolo Bossi, avrebbe validato le dichiarazioni sostitutive di notorietà al posto dei cittadini – residenti quasi tutti all’estero – che si erano presentati al seggio per votare, pur avendo smarrito la loro tessera elettorale. E sarebbero stati ammessi al voto, anche se sprovvisti del documento, dal presidente di seggio – difeso dall’avvocato Daniela Lini – che si sarebbe limitato a recuperare telefonicamente i numeri delle tessere.
Davanti al giudice nella giornata di ieri, mercoledì 18 ottobre, è comparso per testimoniare un anziano elettore, che però ha affermato di non avere ricordi precisi dell’episodio, a causa dei diversi anni trascorsi. Quella tornata elettorale era finita al ballottaggio dopo un clamoroso colpo di scena: la chiusura del primo turno in perfetta parità, per quanto concerne i voti ottenuti dalla lista del sindaco uscente Fabio Passera – che vinse in seguito al ballottaggio – e la lista guidata dal candidato Davide Compagnoni, da cui partì l’esposto per le presunte violazioni.
Il processo entrerà nel vivo tra parecchi mesi. La prossima udienza è fissata all’aprile del 2024. Nel frattempo la linea difensiva non è cambiata rispetto al novembre 2022, quando il giudice per l’udienza preliminare aveva condannato a un anno e due mesi un ex consigliere comunale di maggioranza (accusato di falso ideologico), e disposto il rinvio a giudice per gli altri due imputati. Al ballottaggio del 2019 – è la posizione della difesa – votarono cittadini che avevano il pieno diritto di farlo, anche se sprovvisti di tessera elettorale. E questo perché erano comunque identificabili.
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