Maccagno con Pino e Veddasca | 23 Novembre 2022

Maccagno, presunte irregolarità al voto: una condanna e due rinvii a giudizio

Primo verdetto del tribunale sui fatti riguardanti la tornata del 2019: 1 anno e 2 mesi, con rito abbreviato, per un ex consigliere; a dibattimento funzionario del Comune e presidente di seggio

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Prendono strade diverse le posizioni dei tre imputati coinvolti nella vicenda giudiziaria riguardante i presunti illeciti nelle elezioni amministrative di Maccagno del 2019.

Questa mattina, in udienza preliminare, il Tribunale di Varese si è espresso sulle richieste che erano state formulate dal pubblico ministero (qui i dettagli): la condanna a 1 anno e 4 mesi per un ex consigliere comunale di maggioranza, accusato di falso ideologico e che aveva chiesto di essere giudicato con il rito abbreviato, e il rinvio a giudizio per un funzionario del Comune di Maccagno – a sua volta accusato di falso – e per il presidente di seggio della frazione di Pino a cui viene contestata la violazione della legge elettorale.

Per il consigliere comunale è arrivata la condanna a un anno e due mesi con la condizionale (formula che consente di ottenere l’estinzione del reato tramite la buona condotta), mentre gli altri due imputati verranno giudicati con rito ordinario. Il ritorno in aula, per loro, con l’apertura del dibattimento, è fissato alla prossima primavera.

Si chiude così il primo capitolo della vicenda nata da un esposto presentato dalla lista “Idea Comune” dell’allora candidato sindaco Davide Compagnoni per fatti riguardanti la tornata elettorale di tre anni fa, dopo il clamoroso pareggio del primo turno e il successivo verdetto favorevole a Fabio Passera, riconfermato alla guida del paese a seguito del ballottaggio, anche grazie ai voti ottenuti in virtù di un maggior flusso di elettori al seggio di Pino.

La Procura, una volta chiuse le indagini, contestò al consigliere comunale il fatto di aver firmato, al posto dei diretti interessati, residenti quasi tutti all’estero, delle richieste di duplicato per tessere elettorali smarrite; e al funzionario del municipio di aver preso parte alla stessa trafila burocratica validando le dichiarazioni sostitutive di notorietà. Il presidente del seggio di Pino, infine, avrebbe ammesso al voto dei cittadini sprovvisti di tessere, limitandosi a recuperare telefonicamente i numeri delle stesse.

Per quest’ultima posizione il difensore dell’imputato aveva chiesto il non luogo a procedere perché “il fatto non costituisce reato” (si trattava, secondo la tesi del legale, di persone comunque autorizzate a votare). Richiesta respinta dal giudice insieme a quella di riqualificare il capo d’accusa contestato agli altri due imputati, per andare incontro ad una pena più lieve in caso di condanna.

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