«Pago l’affitto per una casa che non posso usare perché ancora oggi, dopo quello che è successo, mia moglie non vuole stare lì dentro».
A parlare in tribunale a Varese è il marito della 40enne aggredita nel letto della sua casa di Cittiglio, lo scorso 10 marzo, dal ragazzo che in quel periodo ospitava. Una sorta di nipote acquisito che oggi per quell’aggressione, compiuta con uno strofinaccio imbevuto di ammoniaca, è accusato di tentato omicidio.
Quella mattina di marzo fu proprio l’odierno testimone a svegliare il ragazzo oggi a processo, poi andò a lavorare e poco dopo fu raggiunto da una chiamata della compagna, che in lacrime gli disse che il giovane – 28 anni – aveva cercato di ucciderla.
«Ho chiuso la porta di casa a chiave», ha aggiunto l’uomo davanti ai giudici. Ma quella porta, il 10 marzo, era stata trovata chiusa anche con il chiavistello dalla vicina del piano sotto, che sentendo gridare la 40enne e dopo aver ricevuto la sua chiamata si era precipitata di sopra.
«Per mia moglie era come un figlio», ha sottolineato il testimone parlando del 28enne, che a suo dire aveva un carattere difficile, spesso non si presentava al lavoro, e per questo era stato licenziato.
La cocaina, secondo quanto emerso fin qui, avrebbe spinto il ragazzo ad aggredire la donna. L’imputato stesso dopo il fermo aveva spiegato al giudice di aver agito sotto l’effetto di droga e alcol, e di aver scambiato la donna per la sua compagna. «Ma in casa nostra non si è mai drogato», ha precisato il testimone.
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