Luino | 9 Settembre 2023

Luino, i problemi dell’albero crollato

Terminati gli accertamenti tecnici sul luogo dell'incidente dello scorso 26 giugno. "L'autopsia" sull'ippocastano: pianta vigorosa ma non sana

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Quasi quattro ore di lavoro con motoseghe, soffiatore, funi, catene e un braccio meccanico. Gli occhi di 9 agronomi puntati sui pezzi di tronco divisi in numerose sezioni, un’infinità di foto scattate e fogli riempiti di appunti.

Da una parte le competenze tecniche di chi ha il compito di ricostruire la dinamica del grave incidente avvenuto lo scorso 26 giugno fuori dalla chiesa di San Pietro a Luino, dove il crollo di un grosso ramo d’ippocastano ha causato il ferimento di quattro persone; dall’altra la manualità e la professionalità degli arboricoltori del team Como Alberi, che con le imbracature e gli altri strumenti del mestiere hanno fatto su e giù dai resti dell’albero per tutta la mattinata di ieri, venerdì 8 settembre, per preparare il campo alle osservazioni dei periti nell’ambito degli accertamenti disposti dalla Procura di Varese, che ipotizza il reato di lesioni colpose e ha iscritto nel registro degli indagati due tecnici comunali.

Che cosa ha provocato il crollo dell’ippocastano? L’evento era prevedibile? E’ ancora presto per le risposte, anche se i rilievi hanno fatto emergere due diverse posizioni e una certezza. Partendo da quest’ultima, l’ippocastano non era in buone condizioni, come documentato, tra le altre cose, dalla presenza nella parte interna di carie, probabilmente dovuta ad un patogeno fungino, che nutrendosi di cellule legnose ha superato in alcuni punti le barriere formate dall’albero, influendo così sulla stabilità dello stesso. La pianta era vigorosa – e lo confermano le foglie germogliate negli ultimi due mesi – ma non sana. “Un gigante con i piedi d’argento“, l’ha definita un tecnico nel corso delle operazioni di taglio.

Le criticità sono emerse chiaramente una volta sezionato l’albero. Il punto chiave degli accertamenti, però, è stabilire se prima del crollo fosse possibile distinguere chiaramente gli elementi di rischio, e quindi attivarsi per disporre degli approfondimenti strumentali. Ed è qui che le tesi degli esperti, nominati dalle parti coinvolte nell’episodio, prendono strade diverse.

L’ultima potatura, stando ai documenti del Comune, risale al 2020. E tra gli agronomi, a proposito della manutenzione, c’è chi sostiene che nel corso del tempo – partendo da diversi decenni fa – ci siano state delle significative carenze. Le analisi sul luogo del crollo sono terminate e ora i periti si occuperanno delle conclusioni scritte da depositare. Restano da definire le tempistiche per il dissequestro dell’area all’esterno della chiesa di San Pietro e dell’oratorio. Alcune delle parti più rilevanti dell’ippocastano potrebbero essere conservate.

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