(Renzo Fazio, dalla pagina Facebook “Germignaga, ricordi dal passato”) Nel bel mezzo della settimana di ferragosto (a proposito, spero per tutti trascorsa serenamente…), quasi giornalmente in televisione o sui canali social, imperversano notizie e commenti relativi ai costi delle vacanze in Italia, sulla professionalità e correttezza o meno di alcuni imprenditori del settore o sul livello dell’offerta proposta.
Certamente doveva essere invece di elevata qualità quella fornita da un nostro concittadino, emigrato molti anni fa per fare fortuna, in quella straordinaria terra che è la Campania e precisamente a Castellammare di Stabia, ai quei tempi appartenente al Regno Borbonico.
Fu in questa cittadina che un Ruggieri di Germignaga avviò, a partire dalla metà dell’800, il prestigioso “Grand Hotel Royal”, un albergo di prima categoria assai apprezzato, al punto di apparire menzionato in diverse edizioni della prestigiosa guida di turismo ferroviario “Bradshaw’s” pubblicata da W.J. Adams a Londra e per diverse altre nazioni europee.
Nel trafiletto dedicato alla descrizione dell’hotel, condotto dal nostro concittadino, oltre a specificare che si trattava dell’unico di prima classe presente in città, si elogiava la splendida vista sul golfo di Napoli che si poteva apprezzare dal bellissimo giardino piantumato con aranci e limoni, affacciato sul mare. La vicinanza con la stazione ferroviaria consentiva di raggiungere comodamente le molte località turistiche circostanti come Pompei e la Costiera Amalfitana, mentre erano decantati i terapeutici bagni minerali che si potevano effettuare nello stabilimento annesso, sfruttando le molteplici tipologie di acque termali che scaturivano dal sottosuolo. Nonostante tutte queste peculiarità, i prezzi erano definiti modici e forse anche per questo, particolarmente apprezzati.
Il lignaggio degli ospiti era comunque elevato: in un articolo pubblicato nel 1884 sul giornale “Stabia” si annunciava la presenza del Colonnello tunisino “Kasuna Benamar” e del proprio figlio, espressamente presenti per sottoporsi ai bagni minerali nello stabilimento dell’hotel. Nello stesso articolo si rendeva noto che era atteso a giorni l’arrivo di Sua Altezza “Ismāʿīl Pascià” ex Khedivè d’Egitto, con tutto il suo seguito.
Questo articolo arrivò fin dalle nostre parti e venne poi riportato su un settimanale locale compiacendosi di segnalarlo ai compaesani germignaghesi, rimarcando il prestigio ottenuto da colui che ormai da diversi anni aveva lasciato il paese.
Chissà come fece il Ruggieri a conoscere la disponibilità di questa prestigiosa dimora edificata nel 1842 per conto del Cav. Don Domenico Benucci, titolare del Monopolio dei tabacchi del Regno delle Due Sicilie, su progetto realizzato dall’architetto e urbanista, Errico Alvino, milanese di nascita ma protagonista con il suo operato principalmente nel napoletano sotto il Regno di Ferdinando II di Borbone.
Non è nemmeno noto, almeno finora, quando terminò l’attività di albergatore il nostro concittadino (presumibilmente prima del 1890), quali erano le origini della sua famiglia (un cognome attualmente non più presente in paese, ma documentato nei registri parrocchiali almeno fino alla fine del XVIII secolo).
Quello che invece è certo, che con il suo operato diede lustro a Germignaga, in quest’altra intrigante storia del passato germignaghese, da approfondire e integrare con nuove ricerche.
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