Dopo un anno di lavori, i sindaci dell’alto Varesotto si preparano ad entrare nella fase operativa del progetto “Bosco Clima”, finalizzato a limitare l’impatto del cambiamento climatico sul territorio, partendo dalla valorizzazione delle aree verdi che si trovano tra Valcuvia e Valtravaglia.
Sono 26 in tutto i paesi coinvolti, con il coordinamento della Comunità Montana Valli del Verbano e con il supporto economico di Fondazione Cariplo e di diversi altri enti: Parco regionale Campo dei Fiori, Università dell’Insubria, Centro Geofisico Prealpino, Lega italiana protezione uccelli (Lipu) e Centro per un appropriato sviluppo tecnologico (Cast Ong Onlus). Per un totale di oltre 4 milioni di euro da investire in prevenzione, sicurezza ed energie rinnovabili.
Ieri in municipio a Rancio Valcuvia il punto della situazione con tecnici e primi cittadini coinvolti nel progetto, che verrà portato su un territorio abitato da 48mila persone, e dove nel recente passato non sono mancati i disagi – anche gravi – all’ambiente forestale e più in generale ai territori comunali: 19 incendi, 18 interruzioni stradali, 34 frane, 38 allagamenti. Questi alcuni dei numeri che aiutano ad inquadrare la problematica.
Due gli obiettivi principali del piano, approvato nei singoli Consigli comunali dei 26 paesi che hanno aderito all’iniziativa: adattarsi ad eventi climatici sempre più importanti, al fine di assorbirli. Come? Creando vasche di laminazione, mettendo in sicurezza versanti e fiumi, convertendo i boschi collassati e sfruttando le caratteristiche delle stesse aree boschive per resistere ai fenomeni di attacco esterno. Tutti interventi da promuovere attraverso appositi piani forestali, ai quali saranno affiancate opere di mitigazione (secondo obiettivo) per ridurre le emissioni dei gas alteranti, ad esempio installando panelli fotovoltaici.
Complessivamente si tratta di 29 azioni da mettere in campo da qui al giugno 2026, ha spiegato il dottor Federico Pianezza del servizio ambiente di Comunità montana. Campo dei Fiori e Monte Nudo sono due delle aree più colpite da criticità ambientali, ha aggiunto l’esperto, in particolare dalle trombe d’aria: «Queste zone hanno in comune la piantumazione artificiale di conifere di circa 100 anni fa. Si tratta di un processo che è ora arrivato al suo stadio finale. Ci sono circa 700 ettari di terreno con queste caratteristiche in tutto l’alto Varesotto». La risposta per lo “svecchiamento” del bosco passerà da nuove piantumazioni e interventi di tutela idrogeologica. Altra priorità, l’allontanamento del bosco dai borghi, con la creazione di una fascia nuovamente presidiata e di facile accesso.
Il tutto senza dimenticare l’analisi dei movimenti della fauna e un rafforzamento del monitoraggio meteo climatico. Verranno installate 10 nuove centraline meteo per aumentare la capillarità dei dati. Coinvolte le zone di Brezzo di Bedero, Montegrino, San Martino, Vararo, Arcumeggia, Cittiglio, Castello Cabiaglio, Rancio, Orino, Comerio; mentre le centraline già presenti a Cuvio, Brinzio e Ganna verranno aggiornate. L’investimento garantirà un migliore monitoraggio, anche in tempo reale, degli eventi estremi; fondamentale per dare supporto alle squadre di Protezione civile.
In primo piano, con la salute dei boschi, c’è anche il tema delle rinnovabili. «I cittadini possono contribuire a ridurre le emissioni con interventi sulle loro case – ha ricordato l’ingegner Gianluca Ruggieri, ricercatore dell’Università dell’Insubria – Le nuove tecnologie consentono di realizzare opere a costi sempre più bassi, e sono disponibili fonti di finanziamento pubblico. Ma tutte queste cose non sempre sono note alle persone». Quello dell’informazione è un nodo da risolvere. In che modo? Con il supporto dei Comuni. «Verrà fornito un percorso di formazione con incontri e laboratori – ha aggiunto il ricercatore – e verrà aperto uno sportello per fornire dettagli in materia energetica e dare supporto e assistenza ai cittadini». Gli enti coinvolti nel progetto lavoreranno anche su studi di fattibilità per l’insediamento di comunità energetiche fotovoltaiche. Perché l’impegno su questi fronti proseguirà anche dopo il 2026.
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