Dopo quattro condanne, per oltre 25 anni di carcere, arriva la terza assoluzione, che chiude la vicenda processuale legata alla sparatoria avvenuta nel luglio 2016 in via Carducci a Tradate.
Cadono, con il verdetto dei giudici del Tribunale di Varese, le accuse di tentato omicidio, tentata rapina e porto abusivo di arma da fuoco, a carico di un albanese classe 1984, difeso nel procedimento dall’avvocato Evelyn Cugnasco.
Per la Procura, che aveva chiesto 13 anni di reclusione, l’uomo aveva preso parte al raid in via Carducci – insieme ad altri tre connazionali, attesi da un gruppo di dominicani per la compravendita di due chili di cocaina – sapendo che le cose sarebbero finite male, cioè che non avrebbero acquistato la droga dall’inquilino dell’appartamento, ma che avrebbero cercato di sottrarla armi in pugno (già condannato l’uomo che aveva aperto il fuoco appoggiando il Kalashnikov sullo stipite della porta d’ingresso dell’abitazione, riempiendo i muri di bossoli ma senza causare vittime).
Nessun dubbio che l’imputato fosse presente quel giorno a Tradate (i Ris, tra vetri infranti, muri crivellati di colpi, tavoli e sedie ribaltate, trovarono tracce del suo sangue), ma dal processo non sono emerse prove a sufficienza circa il ruolo ricoperto dallo stesso nell’azione violenta. Questa la posizione della difesa, che ha espresso perplessità anche in merito al fatto che l’uomo fosse consapevole che in quella abitazione di Tradate non ci sarebbe stata una cessione di droga in cambio di soldi. Ma sarebbero volati i proiettili.
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