Varese | 14 Giugno 2023

Valcuvia, litigio al ristorante con la cuoca ubriaca

Vasetto di burro in frantumi, con la donna che si ferisce e denuncia il datore di lavoro. L’uomo, finito a processo, è stato assolto: non chiara la dinamica dei fatti

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La cuoca del ristorante è ubriaca e l’osservazione del suo capo sull’utilizzo eccessivo del burro di tartufo per condire un piatto diventa il pretesto per una accesa litigata, che finisce con l’arrivo dei carabinieri e con il licenziamento, il giorno successivo, della dipendente.

Una sfuriata che però è costata tanto anche al titolare del locale, in Valcuvia, finito a processo con l’accusa di aver volontariamente causato delle lesioni alla cuoca, ferendola con i vetri del vasetto del burro tartufato, scagliato in terra e finito in mille pezzi, alcuni dei quali avrebbero causato le ferite alla coscia lamentate dalla cuoca davanti ai militari dell’Arma.

Fatti che risalgono ad una movimentata sera di luglio del 2018 e per i quali, tuttavia, il titolare del ristorante, un settantenne difeso nel processo dall’avvocato Antonio Battaglia, è stato assolto dal Tribunale di Varese perché “il fatto non sussiste”.

Troppi dubbi sulla dinamica del ferimento, ha affermato il pm nella sua requisitoria, chiedendo quindi l’assoluzione dell’uomo. Ferimento che la cuoca attribuiva al titolare, il quale però in aula ha negato di aver usato i vetri del vasetto contro la donna. «Lei era palesemente alterata – ha ricordato l’uomo facendo riferimento a quella sera d’estate di 5 anni fa, che aveva deciso di trascorrere al suo ristorante, cenando con la moglie – e dopo la cena era uscita dalla cucina brandendo il vasetto di burro e dicendomi che non aveva sprecato niente. La mia osservazione però riguardava soltanto il gusto forte del tartufo che in quella quantità rovinava il piatto. Lei ha sbattuto il vasetto sul tavolo della cassa, io mi sono innervosito, l’ho preso e l’ho gettato a terra, intimandole di tornare in cucina, anche perché erano ancora presenti dei clienti».

I problemi però non finiscono in quel momento. Il titolare rincasa e viene raggiunto da una chiamata a tarda sera: deve tornare al ristorante perché i carabinieri, chiamati dalla cuoca, vogliono parlargli. «Al mio ritorno c’era anche il fratello della donna – ha aggiunto in aula il settantenne – che mi ha colpito con una manata, facendomi cadere a terra e dicendo ai carabinieri di portarmi via, altrimenti ci avrebbe pensato lui a me».

E i rapporti con la dipendente prima dell’episodio? «Erano buoni, anche se lei aveva un carattere difficile – ha precisato il settantenne – e in quel periodo era cambiata molto. Beveva spesso, fumava in cucina. Dovevo urlare ogni volta per far tornare l’ordine. L’ho ripresa spesso ma non abbiamo mai litigato. A parte quella sera».

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