Varese | 16 Maggio 2023

Lite tra condomini, dalle minacce alle botte

Tre le persone finite in tribunale per fatti avvenuti nel maggio 2020 in una palazzina a Varese. Fine delle ostilità con il ritiro delle querele. Il pm: «Ora ignoratevi»

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La lite tra condomini degenera e dalle minacce si passa ai fatti, e poi ancora ai certificati medici che attestano le lesioni patite da due persone: un 57enne e un 23enne, che finiscono entrambi a processo insieme alla madre del più giovane, classe 1973.

I fatti, avvenuti a Varese nel maggio 2020, prendono una brutta piega dopo che il 57enne, esasperato dal rapporto conflittuale con i vicini, accusa gli amici del 23enne di aver urinato sul portone del suo garage. Il giovane lo insulta, lo sfida, e lui scende di sotto, armato di uno sfollagente, usato in seguito per colpire il 23enne, alla testa e al petto. La madre del ragazzo si mette in mezzo con minacce e insulti. E la situazione diventa ingestibile.

Questa dinamica viene messa nero su bianco nelle querele incrociate che i vicini sporgono in questura a Varese. Querele che questa mattina in tribunale sono tornate attuali. Le parti avrebbero dovuto ascoltare i primi testimoni ma alla fine gli imputati, davanti alla prospettiva di una possibile condanna per tutti, hanno scelto la via meno complicata: ritirare le accuse e mettere una pietra sopra ai dissidi, anche perché i tre protagonisti della triste vicenda sono tuttora vicini di casa. «Ignoratevi, non guardate cosa fanno gli altri, cercate di vivere in pace», ha detto loro il pubblico ministero.

Il giudice ha quindi emesso sentenza di non doversi procedere per remissione di querela, assolvendo il 57enne (difeso dall’avvocato Marco Bianchi) dall’accusa di aver portato in modo illecito fuori da casa lo sfollagente. Era stato lo stesso pm, poco prima, a chiedere l’assoluzione per questo capo d’imputazione, sottolineando che dagli atti d’indagine non emergono prove certe dell’utilizzo di quell’oggetto. La madre dell’imputato più giovane (difesa come il figlio dall’avvocato Monica Andreetti) non ha accettato questa ricostruzione, e ha lasciato l’aula sfogandosi ad alta voce. Poi il verdetto del giudice ha messo la parola fine alle ostilità.

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