Varese | 27 Aprile 2023

Valmarchirolo: minacce, schiaffi e calci. Ex compagno a processo

L'uomo, quarantuno anni, è stato rinviato a giudizio per maltrattamenti, che in parte sarebbero avvenuti davanti al figlio minorenne. Tra le accuse: insulti per l'aspetto fisico e mani al collo

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Rinviato a giudizio per maltrattamenti e lesioni ai danni dell’ex compagna. Questa la decisione del gup del Tribunale di Varese sul caso di un uomo della Valmarchirolo, oggi quarantunenne, che più volte – dal 2016 fino allo scorso anno – avrebbe alzato le mani sulla madre di suo figlio, sfogandosi con la violenza anche per futili motivi.

Indicativo della tensione presente all’interno della coppia, un episodio contestato all’imputato, difeso dall’avvocato luinese Corrado Viazzo; episodio che risale al Natale del 2016: la donna, secondo le accuse, si presenta a casa con un piercing e l’uomo esprime il suo disappunto per quella “novità” prendendola a calci davanti al bambino.

Non un caso isolato, sempre secondo le accuse. Dopo la scoperta di un tradimento l’odierno imputato avrebbe infatti tirato uno schiaffo alla donna, che in quell’occasione avrebbe anche picchiato la testa contro il muro. Alcuni dei fatti contestati risalgono inoltre ad un periodo in cui la relazione sentimentale tra i due si era già interrotta; ma il risentimento dell’uomo si sarebbe riacceso in seguito ad un incontro fortuito in un bar, tra gli insulti e la pretesa di essere informato circa le uscite dell’ex compagna.

E poi ancora un altro momento di pericolo che si sarebbe verificato in strada con la donna alla guida, costretta a fermarsi e a scendere dall’auto, con l’ex che le si avvicina prendendola per il collo. Nel quadro accusatorio, infine, le umiliazioni verbali patite dalla persona offesa, con riferimenti all’aspetto fisico e al suo ruolo di madre, sommate alle minacce di morte, alla paura di non rivedere più il figlio e all’inquietante ritrovamento di una corda nella giacca.

Tutte circostanze che andranno provate nel corso del processo, che avrà inizio a settembre davanti al collegio, e nel quale la persona offesa si è costituita parte civile insieme al figlio; punto quest’ultimo contestato dall’avvocato Viazzo, principalmente per due ragioni: la scelta di costituzione di parte civile per conto del minore è  stata attuata dalla madre nonostante la potestà genitoriale sia riconosciuta anche al padre, e il fatto che nel capo d’imputazione il figlio della coppia non sia indicato come persona offesa.

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