Un grido d’allarme, ad oltre quattro mesi di distanza dalla frana che ha causato l’evacuazione di due condomini del complesso luinese “La Cavetta” di via Creva, per un totale di una cinquantina di sfollati, arriva da una signora residente proprio in via Creva, e che non riesce più a trattenere il proprio disappunto nei confronti delle istituzioni.
Da 120 giorni circa, infatti, le famiglie hanno dovuto trovare dimora altrove e, nonostante gli interventi di massima urgenza disposti, attraverso finanziamenti regionali, ancora non vi sono novità rispetto al rientro nelle proprie abitazioni da parte dei residenti.
«Siamo fuori casa, depressi, stanchi del fatto che ogni volta che si ha bisogno di entrare in casa nostra, dobbiamo essere accompagnati dai vigili del fuoco – racconta la donna nella lettera inviata alla nostra redazione -. Voglio delle risposte, sono stanca di questa situazione, piango ogni volta che i miei genitori non mi vedono, non ho più la forza».
Ecco la lettera integrale.
Buongiorno,
si sono ancora io Maria Grazia, non mi sto più a ripetere, perché ormai la nostra condizione la conoscono tutti. Mi rivolgo nuovamente a voi, perché siete l’unico mezzo di comunicazione fra noi e il Comune, visto che le notizie non ci vengono mai date personalmente, ma le cose le si vengono a sapere tramite i giornalisti.
Nel frattempo ci è stato consigliato di ricorrere al TAR, per il famoso atto dovuto, dove ci veniva detto che essendo privato, ci saremmo dovuti accollare tutte le spese della messa in sicurezza dei condomini. E subito a risposta, il sindaco ha nominato un avvocato di Milano, dopo che, alla prima assemblea, parole del sindaco, disse che non ci sarebbe mai venuto contro.
Noi continuamo ad essere fuori casa, depressi, stanchi del fatto che ogni volta che si ha bisogno di entrare in casa nostra, dobbiamo essere accompagnati dai vigili del fuoco, documenti in mano per fare il cambio armadio. Chi vorrebbe vivere così, ci stanno portando via mesi di vita, di persone anche anziane, con le loro abitudini, e che vorrebbero passare gl’ultimi anni di vita, nella casa che hanno pagato col sudore del loro lavoro.
Sempre tramite voi giornalisti, abbiamo saputo che i soldi la regione Lombardia ce li avrebbe concessi, ma allora come mai nessuno ci fa sapere quando si iniziano i lavori?
Le nostre case non possono rimanere troppo chiuse, senza riscaldamento con elettrodomestici fermi e spenti, con i nostri effetti che con l’umidità, inizieranno a puzzare di muffa. Voglio delle risposte, sono stanca di questa situazione. Piango ogni volta che i miei genitori anziani non mi vedono. Perché io dovrei dargli forza. Ma io non ne ho più.
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