Varese | 19 Aprile 2023

Valceresio, maltrattamenti sulla compagna? «Odio gli uomini che picchiano le donne»

L'uomo in carcere da otto mesi per le presunte violenze sulla madre di sua figlia respinge le accuse. «Non ero ossessionato dalla gelosia. Mi fidavo di lei»

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Alcolizzato, ossessionato dalla gelosia e violento? No, gran lavoratore e padre premuroso. Il trentanovenne della Valceresio a processo per maltrattamenti sulla compagna, trentenne, respinge ogni accusa davanti ai giudici del tribunale di Varese, con i testimoni della difesa – rappresentata dall’avvocato Luigi Russo – che descrivono un quadro familiare ben diverso da quello che si trova nel pesante capo d’imputazione.

«Litigavano, sì, ma cose normali», ha spiegato la mamma della persona offesa, che per un periodo lo scorso anno aveva ospitato la coppia, alle prese con problemi economici. «Non è mai stato necessario intervenire a difesa di uno dei due – ha aggiunto la donna – Lui lavorava tanto e nel tempo libero si dedicava alla figlia». Normali diverbi, ma niente campanelli d’allarme, anche secondo il fratello e il datore di lavoro dell’imputato: «E’ un dipendente modello – ha raccontato quest’ultimo – serio e che non ha paura di fare fatica. Si è sempre comportato bene».

Il trentanovenne, in carcere dallo scorso luglio, cioè dalla sera in cui i carabinieri lo avevano trovato in un parcheggio di Arcisate, sopra la donna sdraiata a terra, che gli tirava i capelli e urlava per chiedere aiuto, ha aspettato pazientemente di poter prendere la parola per entrare nel merito degli episodi al centro del processo, e affrontare le accuse. Respingendole tutte. Dal fatto di aver alzato le mani sulla donna e rotto volontariamente la leva del tergicristallo dell’auto, durante una litigata scoppiata perché lui lasciava alla compagna il veicolo per le commissioni familiari e lei lo usava per uscire con le amiche, al televisore finito a pezzi durante un capodanno: «Non gliel’ho tirato addosso, ci sono finito contro io e si è spaccato».

E il pestaggio subito dalla ragazza qualche giorno prima dell’arresto? «Non l’ho mai picchiata – ha sottolineato l’uomo – Stavamo discutendo in macchina, l’ho dovuta prendere per i capelli perché mentre guidavo mi aveva dato una manata. Aveva una bottiglia di birra, volevo togliergliela, lei mi ha morso». E la sera in cui sono scattate le manette? La lite era degenerata – secondo la versione dell’imputato – perché lui era in giro da tutto il giorno e lei non si faceva viva per consegnargli le chiavi di casa. Lo stesso trentanovenne, nel corso della colluttazione a terra – con la bambina lasciata da sola nel suo furgone, a pochi metri di distanza – chiese ad un residente, attirato dalle urla, di chiamare i carabinieri: «Non posso lasciarla – disse all’uomo intervenuto riferendosi alla sua ragazza bloccata a terra – altrimenti mi picchia».

Quanto alla gelosia e, di nuovo, alle botte verso la compagna, l’imputato è stato categorico: «Non ero ossessionato e mi fidavo di lei. In più odio gli uomini che picchiano le donne». E sui suoi problemi con l’alcol, legati peraltro a due ritiri di patente? «Bevo qualche volta ma non è un’abitudine. Per quanto riguarda quei due episodi, venivo da cene andate per le lunghe. E non ho fatto in tempo a smaltire». Oggi, però, l’unica preoccupazione dell’uomo è per il futuro con la sua famiglia: «Vorrei tornare insieme alla mia compagna. E non vedo la mia bambina da otto mesi».

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