«Domenica 16 aprile, alle ore 10.00, saluteremo papà presso la spiaggia comunale di Porto Valtravaglia (sotto al parco giochi). Chi volesse venire è il benvenuto!», questo il messaggio di Camilla, la figlia del dottor Vincenzo Gainotti che ha fatto da portavoce anche per i fratelli e l’intera famiglia.
Il dottor Gainotti è stato pediatra, neonatologo rianimatore e pioniere della TIN presso l’ospedale Sant’Anna di Como. Dal ’95 ha prestato servizio presso la Clinica Sant’Anna di Sorengo (Lugano) e fino a pochissimi giorni fa continuava a svolgere la sua amatissima professione come libero professionista, senza dimenticare mai per un secondo i suoi bambini e ragazzi, nonostante il momento difficile che stava attraversando.
Nel 2019 gli è stata conferita la medaglia celebrativa per il traguardo dei 50 anni di laurea, trascorsi spendendosi a favore del malato, della collettività e delle istituzioni. Un medico, Vincenzo Gainotti, che ha studiato le persone prima delle malattie. Un essere umano e un professionista eccezionale, grande uomo, grande medico, anima sensibile, grande nel sapere e nel dare.
«Mancherà alla sua famiglia, a chi lo ha incontrato e stimato, ma a tutti indistintamente ha regalato qualcosa che rimarrà nel tempo, anche solo uno sguardo, una parola, una poesia e grazie a questo, continuerà a camminare con noi», scrivono sul suo diario. E ancora: «Hai lasciato in molti cuori l’impronta dell’amore». «Ciao amico mio, grazie per essere stato il neonatologo più bravo del mondo». «La sua neonatologia era la punta di diamante del Sant’Anna, ricordiamo che arrivavano anche di notte e da lontano in elicottero alla ricerca di un miracolo che spesso accadeva, e tutto senza clamore, senza articoli e foto celebrative, con il gesto essenziale di un vero medico».
«Ti ringraziamo tutti, caro doc, bimbi di ieri e di oggi, le mamme e i papà, i tuoi colleghi e assistenti, gli amici e la tua famiglia che, anche in mezzo a tutto questo da fare, non hai mai lasciato per ultima. Ti ameremo sempre immensamente», concludono i famigliari.
È vero, il dottor Gainotti è uno che ha lasciato il segno… Eccome. E non c’è miglior narratore, se non lui stesso, per ricordare ciò che ha fatto.
Io mi sono affacciato al mondo di quelle “stregonerie” nel ’68-’70. La Professoressa Minoli era già un mito: preparatissima, conosceva mezzo mondo. I più grandi studiosi e sperimentatori erano suoi amici intimi. Aveva frequentato giovanissima i loro centri.
Capi-scuola per i pochissimi di noi, giovani pediatri, che non accettarono più la fatalità per la quale quasi tutti i prematuri di peso inferiore ai 1000gr. dovessero morire. Con Minoli, invidiata e “discussa” fino al pettegolezzo più miserabile, e Marini a Milano, Bucci a Roma, Orzalesi a Napoli e pochi altri, era nata la Neonatologia e la Terapia intensiva Neonatale. Siamo stati i primi, al S. Anna di Como, ad usare respiratore Burns, macchina misteriosa scoperta da me appunto nella TIN di Minoli a Milano; e le incubatrici AGA e Isolette; e i monitor e le farfalline del 25 e del 27 per le flebo, i micro-cateteri vascolari, i micro-tubi per la intubazione dei nostri “alieni”… Erano gli anni eroici 1970-1974/5… Ogni anno c’era lei, la Professoressa e la sua Corte di scienziati, che ci aggiornava con corsi strabilianti “neonatologo-infermiera”! Unici in assoluto, preziosi.
Là si scoprivano testi sacri e dispositivi monouso, apparecchi di ventilazione, ecc. Lei, elegantissima e bellissima, boccoli lunghi ondeggianti, parlava da scienziata quale era, e “danzava”… Le giornate della Minoli erano un mito e un rito; ognuno vi partecipava secondo i propri intenti: nobili, arrivistici, di potere o di invidia. Per noi giovani erano irrinunciabili. I suoi amici stranieri, per noi inarrivabili…
Ecco: da quella signora e dal prof. Marini è partita la mia storia, sigillata purtroppo nel 2006 con l’inevitabile pensionamento, di pediatra-neonatologo-rianimatore, innamorato di quegli alieni che dimostravano, sbarcati già a 24 settimane dal loro misterioso viaggio nell’utero delle loro mamme, un’assurda (apparentemente) voglia di vivere. (tratto da uno scritto del dottor Vincenzo Gainotti)
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