Varese | 26 Marzo 2023

Valceresio: «Denunciami e non rivedrai più tua figlia»

Quarantaduenne accusato di maltrattamenti sulla compagna. La mamma della persona offesa in tribunale: «Non poteva vedere nessuno, non poteva trovarsi un lavoro»

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Non poteva uscire con le amiche, non poteva vedere i genitori, non poteva nemmeno trovarsi un lavoro perché doveva stare in casa ad occuparsi delle faccende domestiche. Sono solo alcune delle vessazioni che una donna della Valceresio avrebbe subito dal proprio compagno, classe 1981, denunciato più volte e poi finito a processo per maltrattamenti.

Nello stesso procedimento, in corso in tribunale a Varese, l’ormai ex convivente dell’imputato si è costituita parte civile. Nella giornata di venerdì ha ascoltato, accanto al suo avvocato, le deposizioni dei carabinieri e dei suoi genitori sulle vicende che le hanno a lungo condizionato la vita, togliendole persino la gioia di crescere in serenità la propria bambina.

Un primo episodio, datato maggio 2015, dà l’idea del contesto familiare. I militari dell’Arma si recano per ben due volte in un solo giorno a casa della coppia, in lite per ragioni sentimentali. E’ sera quando la donna attende i carabinieri sulla porta, infuriata. L’uomo è all’interno, sporco di sangue, e dice di essere stato aggredito dalla convivente con un forchettone per gli spaghetti. Dice che la compagna sta diventando sempre più aggressiva perché priva di amici e perché, di conseguenza, si sente come reclusa. Proprio alcuni dei motivi per cui l’uomo è oggi accusato di averla maltrattata.

«Sentivo mia figlia per telefono – ha raccontato la mamma della persona offesa – e mi diceva che andava tutto bene, ma si capiva che era strana». Certe volte le chiamate arrivavano nei momenti di tensione e dalla cornetta filtravano gli insulti diretti alla donna e le urla della bambina, che ad un certo punto, con la relazione ormai agli sgoccioli, sarebbe stata usata dall’odierno imputato come strumento di ricatto verso la compagna: «Denunciami e non la rivedrai più», avrebbe detto l’uomo, secondo le confidenze raccolte dalla madre della donna.

La testimone ha poi aggiunto altri dettagli sul presunto calvario quotidiano della figlia: «Un giorno le ho regalato un costume e lui gliel’ha fatto buttare. Quando la vedevo era vestita come una donna anziana. Mi diceva che era lui ad imporlo. Non poteva mettersi abiti più giovanili».

L’uomo, a cui il tribunale dei minori ha affidato la bambina, potrà fornire la propria versione dei fatti nel corso del dibattimento. La persona offesa, chiusi i rapporti con lui, è tornata a vivere con la propria famiglia, lontano dall’alto Varesotto. E da alcuni mesi ha ricominciato a vedere regolarmente la figlia.

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