Varese | 24 Marzo 2023

Rancio, omicidio stradale: i dubbi sul guardrail

Per la difesa del giovane a processo per la morte di Federico Calzati, la barriera contro cui si schiantò l'auto non era regolare. Era stata installata come protezione per il vicino ristorante

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Il guardrail a bordo della strada statale 394, all’altezza dell’incrocio per Brinzio, contro cui si schiantò l’auto con a bordo il giovane Federico Calzati, la sera del 2 luglio 2021, era stato posizionato in quella zona come protezione per la presenza di un ristorante, distante alcune decine di metri dalla carreggiata.

Lo ha spiegato un tecnico di Anas questa mattina in tribunale a Varese, dove è in corso il processo per la morte del giovane Federico, all’epoca ventunenne, spirato in ospedale pochi giorni dopo l’incidente, a causa delle ferite riportate.

L’accusa di omicidio stradale (qui i dettagli) è contestata al giovane che quella tragica sera guidava l’auto su cui si trovava anche Calzati, come passeggero su uno dei sedili posteriori. Il mezzo stava viaggiando ben oltre il limite dei 70 chilometri orari quando impattò contro il veicolo che stava davanti, a seguito di una frenata improvvisa, dovuta – secondo le testimonianze – al passaggio di un animale selvatico. Fu a quel punto che il veicolo dell’odierno imputato finì contro la barriera. Lo schianto squarciò il tetto della macchina e fu fatale per Federico.

Quella barriera era lì dal 2012, ha aggiunto il referente di Anas, che ha però precisato di non aver preso parte ai lavori di posizionamento del manufatto. Una struttura che per la difesa dell’imputato, rappresentata dall’avvocato Fabio Fiore, non era a norma. Lo ha affermato un perito di parte, sollevando dubbi circa la conformità del guardrail alle norme della Comunità Europea, e rifacendosi a quanto previsto da un decreto ministeriale in cui sono elencate tutte le circostanze per le quali può risultare opportuna l’installazione di una barriera, utile ad esempio in presenza di un dislivello, di una scarpata, di ostacoli fissi come rocce e alberi. Caratteristiche che non appartengono al tratto di 394 dove si è verificato l’incidente mortale. Tradotto, per la difesa la barriera non avrebbe dovuto esserci.

Il punto sarà sicuramente centrale nella discussione tra le parti che precederà la decisione del giudice per l’udienza preliminare su quanto viene contestato al ventitreenne oggi a processo, che quel 2 luglio era risultato positivo al drug test. Nel procedimento è coinvolto come parte civile, assistito dall’avvocato Simona Ronchi, anche l’uomo di trentaquattro anni che si trovava alla guida dell’altra auto, dalla cui frenata ebbe origine l’incidente. L’uomo è stato risarcito – tramite assicurazione – per i danni al veicolo, ma non per le conseguenze psicologiche derivanti dalla tragedia e dalle successive indagini su un suo possibile coinvolgimento. Poi archiviate.

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