Non aveva intenzione di uccidere il 29enne in carcere con l’accusa di tentato omicidio nei confronti della donna che lo ospitava nella sua casa di Cittiglio.
È quanto lo stesso giovane ha affermato questa mattina nell’interrogatorio di garanzia davanti al gip. Il ragazzo, difeso dagli avvocati Corrado Viazzo e Valentina Commisso, ha inoltre spiegato di non aver scambiato la donna con la propria compagna, a differenza di quanto dichiarato negli attimi immediatamente successivi al fermo, ancora in preda ad un pesante stato confusionale, causato dal consumo di cocaina e alcol che la notte prima dei fatti, avvenuti la mattina del 20 marzo, lo aveva tenuto sveglio, fino al presunto raptus.
Raptus che, stando al racconto del giovane, sarebbe alla base del folle gesto, cioè l’aggressione ai danni della donna, che era ancora a letto quando fu raggiunta, trovandosi con uno strofinaccio imbevuto di ammoniaca sul volto. Da qui la colluttazione, con la donna che viene presa dall’istinto di sopravvivenza e riesce a scaraventare il ventinovenne a terra e a chiamare i soccorsi.
Il ragazzo ha confermato di aver agito sotto l’effetto della cocaina, acquistata nei boschi di Arcumeggia, e pur avendo una visione dei fatti in parte ancora distorta, ha parlato del buon legame con la vittima dell’aggressione, convivente del fratello del suo patrigno, che era solita ospitarlo dopo le litigate con la compagna e con i familiari.
Per quanto riguarda l’utilizzo dell’ammoniaca, trovata nella casa della donna, la difesa del giovane potrebbe nominare un tossicologo al fine di capire se l’uso della straccio imbevuto della sostanza, altamente nociva per l’uomo, avrebbe potuto realmente causare la morte della quarantenne.
La donna, assistita dall’avvocato Simona Ronchi, è ancora scossa per quanto avvenuto. E per questo non ha ancora fatto ritorno nella sua abitazione.
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