(a cura di Francesca Carbone) È stato attivato il tavolo di lavoro da parte del Ministero dell’Università e della Ricerca relativo alle misure da adottare per le prossime modalità di accesso al test di medicina.
Lo scopo è quello di superare l’ormai obsoleto e poco funzionale “numero chiuso” e avviarne al contempo uno “sostenibile” per attemperarsi all’attuale richiesta di professionisti all’interno del sistema sanitario, operazione che si rende urgente vista la criticità legata all’organico che il Paese si trova ad affrontare.
Si conta di istituire una commissione di esperti con l’obiettivo di esaminare ed approfondire le criticità attinenti alla carenza di medici e professionisti sanitari e a individuarne cause e soluzioni; un’insufficienza che vede coinvolto sia il personale medico del SSN che quello territoriale.
Entro quest’anno dei medici che andranno in pensione solo un terzo verrà sostituito. Troppi i veterani che lasciano e troppo pochi i i nuovi. Le aziende ospedaliere continueranno ad essere affannosamente sotto organico e i medici di base che rimarranno si troveranno a gestire anche 2.000 pazienti, numero che in termini di tempo si potrebbe tradurre in tante criticità nella gestione di ogni singolo caso.
Il problema ci andrà a toccare con mano nei prossimi dieci anni, quando il 70% di loro andrà in pensione a discapito di un ricambio generazionale assottigliato.
Si tratta di un allarme che risuona più forte al Nord della nostra Italia e soprattutto in Lombardia, dove la sanità scende al quinto posto per quanto riguarda la diciottesima edizione del rapporto “Crea”, dove si evince che la regione più popolosa del Belpaese perde una posizione rispetto al 2021, sia nelle performance sanitarie sia nella classifica delle Regioni che investono di più in sanità.
Il problema della carenza di personale sanitario, purtroppo, si rileva anche nel nostro territorio in ambito ospedaliero e non, come anche ribadito da ATS Insubria.
Durante la cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico a Catania, il ministro dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, ha annunciato che entro aprile si stabilirà di ampliare il margine di ingresso nelle facoltà di Medicina. Le nuove misure prevedono, inoltre, di estendere il ventaglio delle specializzazioni e di valorizzare la ricerca per favorire il ritorno dei ricercatori che sono emigrati all’estero. Tutto al fine di creare un sistema paese accogliente.
«Sarà allargato non solo il margine di ingresso – ha affermato Bernini -, ma anche il collo di bottiglia delle specializzazioni. Teniamo presente che i nuovi iscritti saranno medici tra 7-8 anni. E dobbiamo anche ragionare in una prospettiva di mercato. Per quanto riguarda la programmazione universitaria, si sta lavorando per stabilizzare quanto di buono ottenuto grazie al Pnrr, concentrandosi sulla qualità degli investimenti e sull’eliminazione delle complessità burocratiche che ostacolano la crescita”.
La Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri ha aderito con favore alla costituzione del gruppo di lavoro impegnato a trovare i numeri appropriati all’esigenza del nostro sistema sanitario. Una sensibilità, questa, frutto anche del dialogo che si è instaurato tra la Fnomceo e il Ministro, volta a non far scontare ai giovani gli errori di programmazione del passato.
«Assestarsi sui 14mila accessi – conclude il presidente Filippo Anelli – vuol dire mantenere costante il rapporto tra medici e pazienti che adesso è di 4 per mille, sopra la media europea. Se verrà messa in atto saremo tra i paesi europei con il numero relativo più alto di medici».
© Riproduzione riservata





Vuoi lasciare un commento? | 0