Successivamente all’avanzamento da parte del Ministero dei Beni Culturali e della Soprintendenza di un vincolo che ha definito l’attuale viadotto sul torrente Boesio a Laveno-Mombello un bene culturale, il progetto – che prevedeva la demolizione del cavalcavia e la costruzione di un nuovo ponte, nonché una serie di altri interventi – è stato fermato.
La necessità di conservare la testimonianza della storia industriale lavenese legata alle ceramiche ha visto anche la revoca dei quasi 2 milioni di euro che erano stati assegnati da Regione Lombardia per la realizzazione del progetto.
Provincia di Varese non ha indugiato e, scartata l’ipotesi di un ricorso, che non avrebbe avuto le basi concrete per essere avanzato e vinto, ha provveduto ad inserire la struttura esistente all’interno di un progetto di valorizzazione storica e mantenimento di sicurezza e viabilità nel territorio lavenese.
Il vincolo culturale e lo stop al progetto
«Il progetto della Provincia si è fermato a fine novembre – fa sapere l’Ente provinciale -, quando era giunto al bando di gara per l’assegnazione dei lavori. L’Ente ha ricevuto pochissimi giorni prima della gara il comunicato ed il bando è stato fermato per tempo, avendo la Provincia accolto il vincolo di interesse culturale, formalizzato da un’istruttoria della Soprintendenza da parte del Ministero dei Beni Culturali».
«Il Ministero ha dichiarato questo manufatto, costituito da ponte, cavalcavia e rampa di scale pedonali, un unicum per il territorio di Laveno – prosegue l’Ente -, perché nel tessuto urbano questa è rimasta l’ultima memoria di quello che è stato il periodo delle ceramiche lavenesi. Una preziosa testimonianza dell’architettura industriale che permetteva il passaggio del trenino e lo spostamento dei materiali che alimentavano la produzione della ceramica, la decorazione e tutto ciò che è legato al passato fiorente, elegante, che ha caratterizzato Laveno in quegli anni».
La presentazione del vincolo non ha visto solamente lo stop al progetto, ma anche la revoca delle risorse regionali – circa 1.9 milioni di euro – parte del “Patto per la Lombardia“. Difatti, avendo Provincia di Varese accolto il vincolo della Soprintendenza, non è stato possibile rispettare i termini di affidamento dei lavori previsti per poter utilizzare le risorse, a cui Regione darà un’altra destinazione, a Varese, o ad altra provincia lombarda.
L’ipotesi di un “ricorso”
Un ricorso al vincolo avrebbe potuto rappresentare un’alternativa per portare avanti il progetto iniziale, ricorso che avrebbe dovuto avanzare la Provincia, essendo la strada interessata – la SP69 – di competenza provinciale.
«Da parte degli enti pubblici, quindi il Comune di Laveno e la Provincia, – spiega l’Ente -, c’è stata l’idea di ricorrere, essendo la Provincia proprietaria, ma non è stato fatto, perché non ci sono gli estremi tecnici per un risultato positivo. Infatti, non si tratta di un ricorso amministrativo; quello di Ministero e Soprintendenza non era un documento carente da alcun punto di vista, era un parere di carattere culturale in seguito ad una perizia, che, ovviamente, Provincia rispetta e quindi accoglie».
Inoltre, anche le tempistiche di presentazione del vincolo – giunto dopo il progetto preliminare, quello definitivo, il progetto esecutivo, l’indizione di gara e la conferenza dei servizi – risultano essere conformi a quanto previsto dalla legge. «Ci sono stati molti mesi e molte occasioni, ma in realtà si è svolto tutto per legge – spiega l’Ente -, tutto correttamente, perché la Soprintendenza non ha leggi che ne dettino le tempistiche, può intervenire a sua discrezione».
Il progetto di “monitoraggio ed ispezione”
Il piano iniziale, quindi, non avrà alcun seguito, ma è stato subito sostituito da un altro progetto finanziato attraverso fondi ministeriali. «Una volta stoppato il bando di gara non abbiamo aspettato, questo ponte è stato immediatamente inserito in un altro progetto» spiega l’Ente provinciale.
Il progetto in questione è quello di “Monitoraggio e ispezione di tutti i ponti che attraversano le strade provinciali” e, nello specifico, la struttura rientrerà nelle “attività di ispezione e monitoraggio dei manufatti posti lungo la rete viaria provinciale”. Si tratta di un iter che la Provincia ha in essere ormai da anni e che è in carico al settore “Trasporti e catasto strade”.
«Tutti i ponti che attraversano le provinciali varesine – spiega l’Ente – sono protagoniste ogni uno, due, o tre anni del controllo di ispezione e monitoraggio (per valutarne lo status e la necessità di eventuali interventi di manutenzione, ndr). Il ponte a Laveno è una struttura bellissima, ma è datata e perciò è necessario mantenerla in sicurezza e valorizzarla, poiché fa parte del tessuto urbano. È un elemento che va preservato per l’identità storica del Comune e dei lavenesi».
Quindi, nonostante il sopraggiungere del vincolo culturale relativo all’attuale cavalcavia, lo stop al progetto e la revoca delle risorse, Provincia è comunque riuscita a trovare una collocazione alternativa per la struttura sul Boesio, memoria storica del passaggio del trenino della Società Ceramica Italiana, che verrà così preservata e mantenuta in sicurezza attraverso una serie di controlli periodici ed eventuali interventi manutentivi.
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