Varese | 16 Dicembre 2022

Droga nei boschi, la richiesta di condanna per un pusher: 7 anni e mezzo e 30mila euro di multa

Alla sbarra un nordafricano, accusato di detenzione ai fini di spaccio di 7 chili di hashish. Tra gli imputati anche un informatore dei carabinieri, il pm: «Va assolto»

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Le vicende di spaccio nei boschi dell’alto Varesotto tornano in tribunale a Varese, dove nella giornata di giovedì il pubblico ministero ha chiesto una severa condanna per un nordafricano coinvolto in giri di rifornimento di stupefacenti che partivano dalla periferia milanese e raggiungevano le zone boschive tra Rancio e Bedero Valcuvia, e quelle di Valganna e Valmarchirolo.

Fatti risalenti al 2017 e legati alle indagini condotte dai carabinieri di Luino nell’ambito della cosiddetta “Operazione Maghreb”. Di 7 anni 6 mesi di reclusione, con una multa di 33 mila euro, la richiesta dell’accusa per il pusher che deve rispondere della detenzione ai fini di spaccio di 7 chili di hashish, sequestrati all’epoca delle indagini dopo un inseguimento scattato in seguito ad un posto di blocco non rispettato all’ingresso di Varese. I pusher, in arrivo da Corsico, erano diretti verso la Valcuvia, senza sapere di essere intercettati e monitorati tramite gps dai carabinieri, che infatti li aspettarono al varco. Dopo il posto di blocco, la fuga a piedi nei boschi e il pacco abbandonato per strada con tanto di impronte digitali sopra (qui i dettagli).

A processo con il nordafricano ci sono due clienti italiani. Uno non imputabile, secondo quanto chiesto dal pubblico ministero, perché incapace di intendere e di volere al momenti dei fatti («si tratta di una persona già nota per problemi psichiatrici», e un’apposita perizia documenta le sue condizioni); l’altro da assolvere per non aver commesso il fatto, perché non sarebbe stato coinvolto direttamente nell’attività di spaccio, ma avrebbe dato qualche passaggio in auto ai pusher in cambio di dosi gratis di cocaina, trovandosi nel posto sbagliato al momento sbagliato – come ha affermato il suo legale – cioè in una fase intensa dell’indagine.

Particolare, infine, la posizione di un quarto imputato, di origine egiziana. Si tratta di un informatore dei carabinieri: l’uomo – residente a Corsico – che “monitorava” i movimenti degli spacciatori e riportava ai militari dell’Arma i dettagli sui carichi in partenza, consentendo loro di prepararsi per intercettare la droga.

Le sue impronte su un panetto di hashish confezionato gli sono costate l’arresto con sei mesi di custodia cautelare in carcere e poi anche il rinvio a giudizio per detenzione e spaccio. Quell’impronta – ha sottolineato il pm – è la prova che l’imputato stava a contatto con i pusher, ma per acquisire informazioni e poter così svolgere il proprio ruolo di fonte confidenziale. «Va assolto», ha aggiunto in conclusione il magistrato. La decisione dei giudici del collegio arriverà all’inizio di marzo.

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